I fantasmi: Dramma in quattro atti

By Roberto Bracco

The Project Gutenberg eBook, I fantasmi, by Roberto Bracco


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Title: I fantasmi
       Dramma in quattro atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII)


Author: Roberto Bracco



Release Date: August 19, 2013  [eBook #43511]

Language: Italian


***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK I FANTASMI***


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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME SETTIMO

I FANTASMI -- NELLINA







REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr
in the United States of America.




PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore (_Art 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882_).

OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610.




I FANTASMI

_Dramma in quattro atti_

rappresentato per la prima volta il _18 novembre 1906_ al teatro
_Sannazzaro_ di Napoli dalla Compagnia STABILE di Roma.




PERSONAGGI:


  IL PROFESSORE RAIMONDO ARTUNNI
  GIULIA, sua moglie
  LA SIGNORA MARNIERI
  LUCIANO, suo figlio
  LA SIGNORA GILBERTA MIRELLI
  LA MARCHESA ANTONUCCI
  ADALGISA
  DONNA SOFIA
  FAUSTINA
  SUORA ELISABETTA
  UNA VECCHIA
  MANLIO      }
  ROBERTO     }
  ALMERICO    } discepoli del professor
  PAOLO       }    Raimondo Artunni
  ERNESTO     }
  ALTRI DISCEPOLI DI LUI
  GIUSEPPE, vecchio servo del professore.




ATTO PRIMO.


_Il salotto della dimora di campagna del professor RAIMONDO ARTUNNI. Non
eleganza, ma una signorilità severa, quasi solenne, e una certa aria di
casa antica. Sembra un po' la stanza di un vecchio castello. Le
suppellettili hanno lo stesso carattere. Verso il lato destro, una
tavola su cui è un vaso contenente pochi fiori, qualche pila di libri
rilegati, un campanello a timbro. Accanto alla tavola, una poltrona di
pelle scura. In mezzo alla parete di fondo, la porta comune, che dà
adito a un altro salotto più piccolo. Nella stessa parete, a destra
della porta, una finestra, da cui si vede la campagna. Un'altra porta
alla parete destra, un'altra a quella sinistra: tutte e due al primo
piano della prospettiva scenica._


SCENA I.

IL VECCHIO SERVO GIUSEPPE, MANLIO _e_ LUCIANO.


GIUSEPPE

_(entrando, lento, dalla comune)_ Abbiano la compiacenza di aspettare
qui.

_(Lo seguono MANLIO e LUCIANO. -- MANLIO porta in petto un piccolo fiore
con qualche fogliolina.)_

GIUSEPPE

_(preoccupato)_ Si accomodino; ma... vedranno che, come ho già loro
avvertito, non potrò annunziarli al professore.

MANLIO

Se il professore è impedito davvero, annunziateci a sua moglie.

GIUSEPPE

Cercherò di accontentarli.... Non mi hanno ancora detto chi devo
annunziare....

MANLIO

_(indicando Luciano)_ Non vi ricordate neppure di Luciano Marnieri?

GIUSEPPE

Di lui sì che me ne ricordo.

MANLIO

E il suo nome basta. Io sono una quantità trascurabile.

LUCIANO

Scusa, perchè proprio il mio nome?

MANLIO

_(canzonandolo)_ O cielo! «Perchè proprio il mio nome?» Sei stato
l'assistente prediletto del professor Artunni. È semplice. Ci riceverà
più facilmente.

LUCIANO

Io mi sono unito a te perchè i nostri compagni lo hanno voluto: non per
mia iniziativa.

MANLIO

E che c'entra questo?

LUCIANO

Per me, c'entra.

MANLIO

_(spazientito, al servo:)_ Va bene. Annunziate: «due discepoli del
professor Artunni». Niente altro.

GIUSEPPE

_(senza affrettarsi, esce a sinistra, aprendo la porta con circospezione
e richiudendola sùbito.)_

LUCIANO

In verità, a me pare inutile di parlare con lei. Potremmo andarcene per
poi tentare un altro giorno.

MANLIO

Andarcene, dopo esserci fatti annunziare?! Sei matto. Sarebbe una bella
sconvenienza.

LUCIANO

_(ha un gesto di condiscendenza forzata.)_

GIUSEPPE

_(ritornando)_ La signora verrà a momenti. _(Mogio mogio, esce dal
fondo.)_

MANLIO

Ma questo vecchietto è diventato d'una ipocondria allarmante! L'aria
della campagna gli è deleteria! Già, ho constatato che avvicinandoci a
questa casa non abbiamo più vista una faccia allegra. Ma che ha tutta
questa gente?

LUCIANO

_(astratto, si è accostato alla finestra, contemplando l'orizzonte.)_

MANLIO

Non so se hai notato che anche quella contadinotta paffutella, ch'era
quaggiù a guardia del giardino, malgrado la sua abbondante salute, aveva
un aspetto molto malinconico. Stesa sulla paglia, con in mano la codetta
del maiale che la voleva fuggire, pareva Arianna sul punto d'essere
abbandonata da Teseo. «Bella ragazza, è questa la casa del professor
Artunni?» Ha risposto un _sissignore_ che mi si è messo come una pietra,
qui, sulla bocca dello stomaco. E sai perchè poi le ho chiesto come si
chiamasse? Perchè ho sperato di vederla sorridere. Tutte le contadine
sorridono quando pronunziano il loro nome. O chiamarsi Mariantonia o
chiamarsi Eufemia, per esse è sempre un vivissimo piacere. Ma la
fanciulla del maiale ha pronunziato un _Carolina_ con la profonda
mestizia con cui avrebbe potuto dire di chiamarsi Ofelia. _(Pausa)_ Che
guardi con tanta attenzione?

LUCIANO

Nulla.

MANLIO

Non si vede la nostra comitiva?

LUCIANO

_(distratto)_ No. _(Si scosta come per cedergli il posto.)_

MANLIO

Sì che si vede. Eccola lì: dove il prato è più verde. Ma che fanno?
Sembra che stiano a pascolare come pecore. Hai sentito la promessa di
Roberto?... Se non riesce a trovare un trifoglio a quattro foglie, paga
la colazione per tutti. Ma io ci scommetterei la testa che non pagherà
nemmeno un panino gravido, perchè egli troverà magari un trifoglio a
cinque foglie. Capacissimo! Vuoi vedere fino a che punto è fortunato
quel ragazzo lì?... Senti questa.

_(Entra GIULIA dalla sinistra, curando di chiudere la porta.)_


SCENA II.

MANLIO, LUCIANO, GIULIA.


LUCIANO

_(che guardava da quella parte, vedendo Giulia, tira per la giacca
Manlio per farlo tacere, e, timidamente, rispettosamente, s'inchina)_
Signora....

MANLIO

_(voltandosi sùbito, striscia una riverenza con vivacità)_ I nostri
ossequi, Signora Artunni.

GIULIA

_(salutando con un cenno del capo)_ Desiderano?

MANLIO

Lei, naturalmente, non ha riconosciuto che l'insigne benchè
venticinquenne dottor Luciano Marnieri. _(A lui:)_ Ringrazia quando ti
do dell'insigne. _(A Giulia:)_ Egli è stato per un anno l'occhio destro
del professore suo marito, e quindi lei ha avuto per un anno il fastidio
di vederselo fra i piedi. Ma sono sicuro che di questo chiacchierone
_(accennando a sè stesso)_ che la sta importunando, lei non ricorda nè
il nome, nè la fisonomia.

GIULIA

_(seria)_ La fisonomia, sì; ma mi perdonerà: non ho in mente i nomi di
tutti gli allievi di mio marito.

MANLIO

_(presentandosi)_ Manlio Ardenzi, di professione laureando in medicina.
Laureando da parecchi anni, e, credo, per tutta la vita.

LUCIANO

Non infastidire la signora con le tue celie. Dille invece lo scopo della
nostra venuta.

MANLIO

E parla tu. Chi te lo impedisce?

LUCIANO

_(redarguendolo con cortesia)_ Manlio, ti prego!...

MANLIO

Già, è inutile: l'oratore della situazione sono io. E la signora mi
permetterà un po' di buonumore, perchè oggi ha da essere una giornata di
festa per noi. Lei avrà bell'e capito, signora, che noi siamo qui... per
essere ricevuti dal professore. E non si è in pochi, sa. Noi due
formiamo il drappello d'avanguardia. Il grosso dell'esercito... sta lì,
a pascolare, e aspetta i nostri cenni per dar l'assalto al castello. Il
nostro primo progetto era di giungere tutti all'impensata. Ma poi è
prevalso il parere dei più prudenti. Si è detto: «In fondo, il
professore è in campagna con sua moglie per non essere disturbato e per
godersi con lei questa bella primavera: noi quindi non dobbiamo
commettere troppe indiscrezioni». E non creda che io scherzi, adesso. Oh
no! Le dico sul serio che tra noi discepoli del professor Artunni
l'adorazione ch'egli le tributa è proverbiale. E anzi, veda, proprio
questa adorazione, che lui tiene a dissimulare come un giovanettino
timido dissimula il suo primo amore, ha sempre dato a quell'uomo, così
austero nella scienza, delle gentili sfumature d'ingenuità che più ce lo
hanno reso caro. _(Celiando di nuovo un po', con effusione cordiale)_
Tutto questo sta bene. Ma l'adorazione per sua moglie non deve toglierlo
a noi. Ah, egli ci ha abbandonati? Ha voluto lasciare la cattedra? Ha
voluto lasciare i suoi pupilli, come lui stesso ci chiamava, per venire
qui, in campagna, a fare.... A fare che cosa? Il Cincinnato?... Altro
che Cincinnato, sa!...

LUCIANO

_(severamente)_ Manlio!

MANLIO

E no: fammi dire. È meglio ch'io mi sfoghi prima del ricevimento
ufficiale. E poi, visto che ho il piacere di parlare con la signora, ne
approfitto per ottenere il suo appoggio. _(A Giulia, con serietà:)_
Certo, una donna che ha così nobili sentimenti sarebbe addolorata come
noi se suo marito si sottraesse davvero alla missione che l'ingegno gli
ha assegnata. Non ho ragione, signora Artunni, di sperare che lei ci
aiuterà a farlo tornare in mezzo a noi?

GIULIA

_(ha ascoltato con gran pena le parole scherzose e le buone parole
espansive, stando con le spalle quasi voltate a Manlio e a Luciano come
per un ritegno della sua commozione; e finalmente, a questa domanda, si
decide a rompere il suo silenzio.)_ Vedo bene che lei e i suoi compagni
non sanno ancora nulla.

LUCIANO

_(notandone l'espressione triste)_ Di che?!

MANLIO

Lei ci impensierisce.

GIULIA

Il povero Raimondo è così ammalato che, se pure volesse, non potrebbe
più tornare tra loro.

LUCIANO

_(a un tratto diventa pallidissimo.)_

MANLIO

_(inquieto)_ Ammalato da quando?

GIULIA

Chi lo sa! Per molto tempo egli ha nascosta a tutti la sua malattia. La
nascondeva anche a me. Credo anzi che per nasconderla a me si affaticava
a nasconderla agli altri. Solo l'anno passato, poco prima di prendere la
decisione di ritirarsi in questa nostra vecchia casa di campagna, mi
rivelò di essere in balìa di una tisi inguaribile. Ricorderanno che per
più d'un mese non uscì di casa. Quando loro venivano a trovarlo, egli si
sforzava di sembrare gaio, sereno. E se qualcuno notava il suo
deperimento, egli si affrettava ad assicurare che era un deperimento
causato da un eccesso di lavoro. Ma precisamente dopo quel periodo egli
rinunciò a celarmi la verità. Ed ora mi ripete ogni giorno che non c'è
nessuna speranza di salvezza.

LUCIANO

_(ha un brivido visibile, una contrazione nel volto.)_

      _(Breve silenzio.)_

MANLIO

Ma non è improbabile che un po' di esagerazione ci sia in tutto ciò. Lei
gli è così attaccata che esagera senza volerlo, ovvero non fa la tara
alle esagerazioni di lui. Ed egli... sì, è un grande medico, ma è pure
un uomo nervoso, suggestionabile.... Può egli avere la sua consueta
percezione trattandosi di sè stesso?

GIULIA

Si esamina e si studia con una esattezza che atterrisce.

MANLIO

Ma la calma necessaria per curarsi....

GIULIA

Il desiderio intenso di prolungare la vita vale in lui molto più della
calma.

MANLIO

Nondimeno, si dovrebbero invitare degli altri medici autorevoli.... Si
dovrebbe tenere un consulto.... Non so.... Qualche cosa bisogna fare.
Non è così, Luciano?.. Qualche cosa bisogna fare!

LUCIANO

_(col corpo come impietrito, le labbra livide, non può profferire una
sillaba.)_

GIULIA

Ho tanto insistito!

MANLIO

Noi gli imporremo di ascoltare i consigli dei suoi colleghi migliori.

GIULIA

Vedranno che non vorrà, dicendo che oramai è inutile.

MANLIO

Ma tu ci pensi, Luciano? Tu ci pensi?... E noi che venivamo qui
allegramente per tempestarlo di preghiere, di rimproveri e di entusiasmo
e per levarlo in trionfo sulle nostre braccia!... _(A Giulia:)_ E dica,
dica in cortesia, signora: potrà egli riceverci? Noi, s'intende,
vorremmo ossequiarlo, vorremmo almeno vederlo; ma se lei teme, se lei
non lo crede opportuno....

GIULIA

Io suppongo che riceverà volentieri i suoi buoni discepoli. La loro
visita gioverà, se non altro, al suo morale.

MANLIO

È a letto?

GIULIA

In questo momento riposa, perchè nella notte non ha avuto requie. Ma, di
solito, o è lì rinchiuso nel suo studio a lavorare o è in giro per la
casa, attivo, agitato, vibrante, in una sovraeccitazione continua, e
mostra tale una vigoria che a vederlo e a parlare con lui non è
possibile credere alla gravità del suo stato. È un fenomeno strano.

MANLIO

Io sostengo che, se egli dispone di tanta vitalità, il caso non è così
disperato come asserisce lui.

GIULIA

Che vuole che le dica!...

MANLIO

Allora, senta, noi andiamo ad avvertire i compagni. Oh, che schianto ne
avranno!... E fra mezz'ora, saremo qui tutti. Poi, se non potremo
vederlo subito, aspetteremo ancora, o ce ne andremo per ritornare più
tardi.... Insomma, quando ci avrà annunziati, deciderà lei stessa. Noi
ci mettiamo completamente a sua disposizione, e lei deve figurarsi di
avere in noi... oso dire... dei fratelli, ecco.

GIULIA

Grazie, ne sono persuasa.

MANLIO

Vada, vada. Potrebbe essersi svegliato.

GIULIA

No. Se si fosse svegliato, certamente mi avrebbe fatta chiamare.
_(Accomiatandosi)_ Permettano.

MANLIO

A ben presto, dunque.

LUCIANO

_(senza guardarla e senza poter pronunziare un saluto, s'inchina.)_

GIULIA

_(esce a sinistra, aprendo e richiudendo la porta, cautamente.)_


SCENA III.

MANLIO _e_ LUCIANO.


MANLIO

_(mettendosi le mani in testa)_ Io ho come l'impressione di un sogno!...
Non era prevedibile! Assolutamente, non era prevedibile! _(Breve pausa
di desolazione.)_ E d'altronde, non c'è da dubitarne. Così è!... Su,
Luciano! Andiamo.

LUCIANO

_(cercando di dissimulare il tremito da cui è preso)_ Sì, Manlio. _(Fa
qualche passo. Poi si ferma.)_

MANLIO

Ebbene?

LUCIANO

Aspetta un momento. Aspetta che io mi calmi. Quella notizia mi ha....

MANLIO

Eh, lo capisco. Egli aveva tanta bontà per te!

_(Tutti e due parleranno moderando molto la voce, in una concitazione
crescente.)_

LUCIANO

Sarebbe forse più giudizioso consigliare ai nostri compagni di non
venire a turbare questo disgraziato.

MANLIO

Sua moglie ci ha detto che forse egli ne avrà qualche sollievo.

LUCIANO

Costringerlo a riceverci, costringerlo a dirci ch'egli è un povero
condannato al quale non restano a vivere che pochi mesi o pochi giorni,
a me pare una vera crudeltà.

MANLIO

Ma, scusa, perchè non l'hai espressa dinanzi a sua moglie questa
opinione? Ti sei ammutolito. Non hai saputo nemmeno balbettare una frase
di rammarico....

LUCIANO

Ero così funestato, ero così sconvolto....

MANLIO

E adesso, mio caro, non possiamo ritrarci. Animo, Luciano! Non perdiamo
più tempo! I nostri compagni erano d'una allegria bambinesca. Si
adornavano di fiori e di frasche come per andare a uno sposalizio. Senza
essere informati, potrebbero giungere facendo del chiasso, e ciò sarebbe
una stonatura insopportabile.

LUCIANO

Ma bada ch'io ho risoluto che con voi non ci sarò.

MANLIO

Ragione di più, intanto, per venir via.

LUCIANO

Prima d'andarmene... vorrei almeno giustificarmi con la sua signora.

MANLIO

Oh, alle corte: lascia che io te lo dica francamente: questa tua
risoluzione è odiosa!

LUCIANO

Non ho il coraggio di vederlo così ammalato, Manlio, non ho il coraggio
di stare lì a guardarlo e ad ascoltarlo pensando che tra breve egli
dovrà sparire.

MANLIO

Ma questa è una sensibilità che confina con la debolezza.

LUCIANO

_(in uno scatto involontario, ma sommessamente)_ No, no, Manlio! Non è
debolezza! Non è debolezza! È coscienza.

MANLIO

_(sorpreso)_ È coscienza!?

LUCIANO

E il più grave è che, mentre sento che non potrei arrischiare di
trovarmi alla sua presenza perchè non ci resisterei, io sono qui
inchiodato animo e corpo, sono qui come per un bisogno invincibile di
aspettarlo, di parlargli, di gittarmi in ginocchio dinanzi a lui.

MANLIO

_(anche più vivamente sorpreso)_ E per quale motivo?

LUCIANO

... Non lo so....

MANLIO

Non lo sai!

_(Breve pausa.)_

LUCIANO

_(quasi aggrappandosi a lui con le mani nervose)_ Manlio!...

MANLIO

_(spaventato)_ Luciano?

LUCIANO

_(abbassando di più la voce fremente)_ Tu mi hai sempre creduto un uomo
buono?

MANLIO

Il più buono degli uomini.

LUCIANO

E se invece io fossi un infame?

MANLIO

Non dire delle sciocchezze! E, del resto, non ci può essere alcuna
relazione fra queste tue parole pazze e il fatto di cui ci stiamo
occupando.

LUCIANO

_(parlandogli sul viso, col fiato cocente, con gli occhi iniettati di
sangue)_ Vuoi sapere la relazione che c'è? Vuoi inorridire? Vuoi
disprezzarmi come mi disprezzo io?

MANLIO

Ma non ti eccitare così. Ricordati dove siamo!

LUCIANO

_(continuando freneticamente, con voce soffocata)_ Quando la signora
Giulia ha annunziata la malattia mortale di suo marito, nel mio
turbamento c'era un moto istintivo di egoismo nefando!

MANLIO

Che cosa bestemmii?!

LUCIANO

In quell'istante, io sono stato invaso dalla cupidità d'una passione
insensata contro cui da tanto tempo combatto!

MANLIO

_(sgranando gli occhi)_ Una passione che tu nutri per lei?!...

LUCIANO

Sì, per lei, per lei, e m'è parso che la morte di quell'uomo mi avrebbe
forse permesso....

MANLIO

_(interrompendolo e mettendogli sulla bocca il pugno stretto in una
contorsione di raccapriccio)_ No! Non ti voglio ascoltare!... _(Poi,
come preso da un timor panico)_ E questa signora...?

LUCIANO

_(con l'urgenza di rassicurarlo)_ Nulla! Nulla! Non una parola, non uno
sguardo d'incoraggiamento.

MANLIO

Ma dunque tu hai smarrito perfino il senso della logica!

LUCIANO

E tu vorresti trovare la logica in ciò che è un mistero anche per me?
Avevo passati i miei anni di adolescente fra i dibattiti del mio spirito
solitario senza nemmeno pensare all'esistenza delle donne.... Quando
conobbi lei, provai quello che proverebbe un cieco nato vedendo per la
prima volta la luce.... E da allora vivo come un ossessionato. Io non so
dirti che questo.

MANLIO

E adesso... volevi giustificarti con lei... affinchè ella
t'indovinasse?!...

LUCIANO

_(covrendosi il volto con le mani)_ Infame sino a questo punto poi no!
Io non avrei avuto l'impulso di rivelarti tutto se in me non fosse
sopravvenuto sùbito il ribrezzo di me stesso.

MANLIO

Per ora, tu mi seguirai. E giacchè la tua assenza sarebbe notata da lui,
tu tornerai insieme con noi e compirai il tuo dovere. Al resto ci
penseremo dopo. Ti allontanerai da questa casa, ti allontanerai da
questa città, andrai ad abitare in un altro paese, e così, per forza
maggiore, ogni pericolo di turpitudine sarà scongiurato.

LUCIANO

_(spasimando, ma con fermezza)_ Io ti giuro che lo farò!

MANLIO

_(allarmandosi ed incalzando)_ Per carità, sento la sua voce! Se
t'incontrassi con lei, avrei paura della tua commozione come
dell'audacia d'un malfattore.

LUCIANO

Non contribuire tu pure a farmi perdere la fede nella mia onestà!

MANLIO

_(afferrandolo violentemente per un braccio)_ E vieni con me, perdio!
Vieni con me!...

LUCIANO

Vengo, sì... vengo....

MANLIO

_(quasi trascinandolo, esce con lui.)_

      _(Qualche istante di vuoto.)_


SCENA IV.

GIULIA _e_ RAIMONDO. -- _Indi_ GIUSEPPE.


GIULIA

_(entra dalla sinistra con passo affrettato, come se cercasse un rifugio
e siede mormorando:)_ Come mi tortura! _(Piange, con la testa fra le
mani, un pianto senza singhiozzi.)_

_(Silenzio.)_

RAIMONDO

_(entra dalla medesima porta, livido e smunto, e si ferma diritto, con
le mani piantate sulla spalliera d'una sedia.)_

GIULIA

_(accorgendosi di lui, leva la testa e non piange più.)_

      _(Ancora silenzio.)_

RAIMONDO

_(senza ira, senza rancore)_ Te ne sei scappata?

GIULIA

_(ha un lievissimo gesto di diniego affettuosamente gentile.)_

RAIMONDO

Sei venuta qui per piangere?

GIULIA

Sì... è vero... volevo piangere.

RAIMONDO

Perchè?

GIULIA

Perchè! _(Dolce)_ Sempre la stessa punta nelle tue parole! Sempre la
stessa punta nei tuoi sguardi! Ti svegli come ti addormenti. E sempre da
capo a interrogarmi, a scrutarmi, a guardarmi stranamente.... È naturale
che qualche volta mi venga da piangere.

RAIMONDO

Non è una ragione per nasconderti.

GIULIA

Io non ti vorrei nascondere che le mie lagrime.

RAIMONDO

Anche se non le vedessi, io lo saprei di essere il tuo tormento.
_(Pausa)_ Povera creatura! Quanto ti faccio soffrire!

GIULIA

Sono specialmente le sofferenze tue che mi fanno soffrire.

RAIMONDO

E dell'eterna inquisizione, a cui ti sottopongo, non soffri tu forse?

GIULIA

Sì, ma il peggio è che la tua inquisizione m'intimidisce, mi mette
addosso un tremito nervoso, mi vieta di assisterti con la forza e con la
serenità che sarebbero necessarie. Questo, questo è il peggio, Raimondo.

      _(Pausa.)_

RAIMONDO

E, purtroppo, sarà incessantemente così! Fino all'ultimo!... Sentendo
approssimarsi la catastrofe, appunto in questi giorni, avevo risoluto di
fingermi abbastanza tranquillo: m'ero prefisso di risparmiarti la
continua inchiesta che ti fa tremare. Volevo crearti l'illusione che io
mi fossi liberato, in certo modo, dagli artigli d'una gelosia
indomabile. E questa illusione, guarda, io te la volevo creare un po'
per dare tregua a te e un po' per preparare a me un'agonia meno
orribile: un'agonia soccorsa dalle tue braccia non più tremanti e dalla
tua bontà non più adombrata dal rancore. E intanto neppure il beneficio
ch'io mi ripromettevo dalla mia finzione è bastato a trattenermi,
perchè, anzi, l'avvicinarsi della fine ha centuplicata la mia frenesia.
Sino all'ultimo io ti tormenterò, e quando, nel momento del distacco, io
ti chiederò il conforto della tua indulgenza e della tua pietà, tu,
invece, non saprai che maledirmi!

GIULIA

No, Raimondo mio: tutta l'indulgenza, in ogni istante della vita mia, e
tutta la pietà a chi mi ha fatto penare per avermi troppo amata.

RAIMONDO

Ebbene, per la pietà che vuoi concedermi, non cercare adesso di opporti
a questo mio pazzo bisogno d'indagare, perchè la sete d'indagine, che mi
consuma più della tisi, mi soffocherebbe addirittura se tu m'impedissi
di guardare nei più profondi recessi dell'animo tuo. Tanto, alle unghie
della gelosia è inutile tentare più di sottrarmi. Fui geloso sin dal
giorno in cui ti sposai, e quel giorno tu eri un fiore d'innocenza,
appena sbocciato. In dieci anni di unione tu sei stata una moglie
affettuosa, paziente, perfetta, e, nondimeno, in questi dieci anni io
non ho mai cessato di essere geloso, e ti ho oppressa, ti ho sorvegliata
e talvolta ti ho perfino tenuta come una prigioniera. Ti giudicavo io
capace di tradirmi? No. Avevo forse qualche vago sospetto? No! No! Ti
assicuro di no! Ma il vero geloso, Giulia, non attende nè la denunzia,
nè la calunnia, nè un qualunque indizio di tradimento per sentire la
necessità di chiudere in una custodia di ferro la donna per cui vive.
Chi crede che la gelosia nasca soltanto col sospetto, non la conosce no,
non la conosce questa malattia diabolica! La gelosia nasce, nel cuore di
chi ne ha l'istinto, insieme con l'amore, strettamente congiunta
all'amore, e diventa tirannica, diventa mostruosa, diventa immensa, se
l'amore è immenso!

GIULIA

Non ti dicono nulla, proprio nulla, dieci anni di fedeltà?

RAIMONDO

Tu... mi vedesti medico e benefattore presso tua madre, che moriva, e mi
sposasti perchè io volli salvarti dai pericoli della solitudine e della
povertà. La fedeltà tua è stata esemplare, lo riconosco; ma era fatta di
gratitudine, che è il sentimento che meno somiglia all'amore. E poi
dimmelo tu, dimmelo tu, se lo sai, dove cominci, precisamente,
l'infedeltà. Comincia dalla dedizione, dalla caduta, dall'abbandono
completo del corpo, o comincia già dal desiderio al quale si resiste
sentendo il peso del sacrifizio? Comincia dall'infrazione brutale del
proprio dovere o già dal turbamento intimo che spesso non si lascia
sorprendere nemmeno dalla coscienza? Tu non lo sai, e, se pure lo
sapessi, preferiresti forse, prudentemente, di non dirmelo. Del resto,
il dubbio che più mi martella non riguarda ormai nè il passato, nè il
presente. Finchè vivo io, tu non mi tradirai. Questo è assodato. Ma...
dopo?

GIULIA

_(con uno sguardo di meraviglia e di spavento)_ Che altro pensi,
adesso?!

RAIMONDO

_(accendendosi in questa interrogazione)_ Dopo?!... Dopo?!... Ecco
qual'è il mio martirio nuovo, a paragone del quale quello dei dieci anni
trascorsi è stato una festa. Ecco qual'è il martirio che la visione
della morte è venuta ad impormi e che nell'agonia mi darà spasimi a cui
non è mai stato condannato un agonizzante!

GIULIA

_(assorgendo desolata ed energica)_ Per amor di Dio, Raimondo, stràppati
dal cervello quest'altro pensiero, perchè esso ci getterebbe tutti e due
in una fornace ardente!

RAIMONDO

_(andando a lei eccitato, convulso, delirante)_ Ma come, come
strapparmelo dal cervello se qualunque tua affermazione rassicurante non
avrebbe per me, dinanzi all'avvenire ignoto, nessuna importanza?

GIULIA

Tu non sospettasti mai che io ti potessi mentire. Mai! Mai! La
probabilità della menzogna, tra me e te, è stata esclusa dal primo
momento della nostra convivenza, ed una irremovibile persuasione di
sincerità scambievole fu ed è tuttora l'unico rifugio delle nostre
anime, l'unico spiraglio della nostra povera casa così piena di
tristezza.

RAIMONDO

E che mi giova, che mi vale la tua sincerità di ieri? Che mi vale la tua
sincerità di oggi? Oggi, sì, tu dici di sentirti mia per l'eternità, ed
io voglio ammettere, voglio credere, voglio credere ciecamente che oggi
davvero tu non sapresti nemmeno concepire di non essere legata alla mia
memoria dopo la mia morte come sei stata legata alla mia persona durante
la mia vita. Ma quale lavorio, quale trasformazione compirà il tempo nel
tuo cuore, nella tua mente, nella tua carne? Quale influenza
eserciteranno su te le tentazioni che dovrai affrontare quando io sarò
sparito?

GIULIA

Non ci sono tentazioni per chi non vuole averne.

RAIMONDO

Tu le fuggirai, non è vero?

GIULIA

Sempre, Raimondo!

RAIMONDO

T'inseguiranno dovunque! E anche prima d'inseguirti non ti consentiranno
di metterti in fuga! Per resistere certamente alle tentazioni che ti si
affolleranno intorno, dovresti essere cieca, dovresti essere sorda,
dovresti non avere sensibilità di donna, dovresti non avere nervi,
dovresti non avere sangue.... Oh come ti vedo, sola, nella lotta
funesta!... E come già mi sembra di guardarti dal mio sepolcro!
_(Toccandosi il petto quasi volesse squarciarselo)_ Dio, che lacerazioni
qui dentro! Che punture infernali!

GIULIA

_(disperatamente)_ Raimondo, fammi la grazia di strapparti questo
pensiero dal cervello!

RAIMONDO

_(gridando)_ Io mi venderei l'anima per poter morire con la sicurezza
assoluta di non essere tradito! _(Si getta affranto sulla poltrona.)_

GIULIA

_(sedendo anche lei, abbattuta, scoraggiata, esausta)_ Che strazio! Che
strazio!

      _(Un lungo silenzio.)_

GIUSEPPE

_(sta per entrare dalla comune, ma s'arresta sotto l'arco della porta,
chiamando, prudentemente, con poca voce:)_ Signora! _(Pausa)_ _(Poi un
po' più forte)_ Signora!...

GIULIA

_(scuotendosi, si volta)_ Dite pure, Giuseppe.

GIUSEPPE

_(entra, avanzandosi.)_

GIULIA

_(gli si accosta.)_

GIUSEPPE

_(pianissimo)_ Quei due di stamattina sono tornati con i loro amici.

GIULIA

_(titubante e parlando ugualmente piano)_ Ora non so se....

GIUSEPPE

Dirò loro di pazientare un poco?

GIULIA

Sì, Giuseppe. Pregateli di pazientare.

GIUSEPPE

_(esce.)_

RAIMONDO

_(ha visto Giulia confabulare col servo, ma non ha colte le parole.
Trasognato, le chiede:)_ Che voleva Giuseppe?

GIULIA

... I tuoi discepoli, che, come ti ho detto, avevano espresso il
desiderio di ossequiarti, sono di là e attendono una risposta.

RAIMONDO

_(recisamente)_ Non li ricevo! _(Breve pausa)_ La loro presenza in casa
mia... mi avvilirebbe di più. Io ne avrei la sensazione d'una minaccia.
_(Con le lagrime agli occhi)_ Essi sono coloro che, come te, mi
sopravviveranno lungamente....

GIULIA

Ti adorano.

RAIMONDO

Che importa! Hanno nell'animo tutto l'ardore dell'età bella e
rappresentano dinanzi a me il fascino e le seduzioni della giovinezza,
che sarà la mia grande nemica! Appunto dalla giovinezza, Giulia, tu
sarai tentata e messa alla prova: dalla giovinezza, che sa amare e sa
farsi amare.... _(Piange.)_

GIULIA

Raimondo!... _(Lo abbraccia, lo bacia, lo carezza, piange con lui.)_
Raimondo!...

RAIMONDO

Sì, baciami, carezzami.... Piangi con me.... Mi fa tanto bene! _(Poi
asciugandosi gli occhi)_ Lo vedi che è meglio quando piangi senza
nascondere le tue lagrime? Io divento più ragionevole. Ora, per esempio,
convengo che non devo essere cattivo con quei bravi ragazzi. E, non solo
li riceverò affettuosamente, ma anche li intratterrò su certe cose molto
interessanti, che da qualche tempo avevo l'intenzione di comunicar loro.
Vengano, dunque. Io li aspetto.

GIULIA

_(si avvia verso il fondo.)_

RAIMONDO

_(vedendola avviarsi, ha un moto infrenabile, di cui attenua
l'espressione nell'accento mitissimo)_ No.... Non andarci tu. Li farò
chiamare da Giuseppe.

GIULIA

_(si ferma.)_

RAIMONDO

_(suona il campanello che è sulla tavola.)_

GIUSEPPE

_(ricompare sotto l'arco della porta)_ Sono qui, eccellenza. _(E resta
discretamente, sulla soglia.)_

_(Pausa.)_

RAIMONDO

_(a Giulia, dopo una reticenza timida, quasi temesse di essere
compreso:)_ Non ti ritiri nella tua stanza?

GIULIA

_(con bontà)_ Sì, Raimondo. _(Fa per andare.)_

RAIMONDO

E... te ne vai così?

GIULIA

_(ritorna a lui, gli dà un bacio in fronte con tenerezza
compassionevole, e quindi lentamente esce a sinistra.)_

RAIMONDO

_(la segue con lo sguardo di sottecchi; e, quando ella è sparita,
rivolge la parola a Giuseppe, senza guardarlo, con la voce tremola, a
cui cerca di dare una intonazione ferma e serena:)_ Giuseppe..... dite a
quei giovani..... che possono entrare.

GIUSEPPE

_(esce dal fondo.)_


      _(Sipario.)_




ATTO SECONDO.

_Lo stesso salotto._


SCENA I.

RAIMONDO _e_ I SUOI DISCEPOLI.

_(RAIMONDO è seduto tuttora sulla poltrona accanto alla tavola. Attorno
a lui, ma non troppo dappresso, in piedi, sono i suoi discepoli. Una
dodicina. Il più discosto è LUCIANO, la cui figura, appartata,
accasciata, immobile, con la faccia bianca, con gli occhi che di sbieco
guardano RAIMONDO senza mai volgersi altrove, si distingue sùbito fra
quelle degli altri. Essi hanno atteggiamenti vari, tra di angoscia e di
attenzione intensa. Sui loro volti giovanili nessun lume di sorriso; e
quel loro aspetto grave e triste contrasta con la gaiezza dei loro abiti
primaverili, sui quali spiccano i ciuffetti d'erbe e di fiori pratensi
messi all'occhiello o cacciati nelle saccocce delle giacche un po' in
disordine.)_

RAIMONDO

_(ha già parlato con vivacità, ed ora tace per riprendere lena.)_

_(TUTTI tacciono con lui, in attesa ch'egli continui.)_

RAIMONDO

Concedetemi qualche altro momento di riposo.

PAOLO

_(mite e premuroso)_ Voi non dovreste parlare tanto, professore. Vi
nuoce.

RAIMONDO

Vi assicuro di no.

ROBERTO

_(ai compagni, con voce discreta)_ Ma quest'aria rarefatta gli fa
mancare il respiro. Siamo in troppi qui dentro.

ALMERICO

Si potrebbe aprire la finestra.

RAIMONDO

E sì: aprite la finestra. Fate che mi prenda anch'io un poco di questa
primavera. _(Girando lo sguardo sui discepoli)_ Voi ve ne siete già
fregiati.

_(Qualcuno, senza far rumore, apre la finestra.)_

_(Il silenzio si protrae sulla immobilità e sul raccoglimento di
tutti.)_

RAIMONDO

_(respira allargando il torace. -- Quando si sente ben rinfrancato,
continua.)_ Vi dicevo, dunque, che, per mia volontà, voi sarete i miei
eredi....

MANLIO

_(osando d'interrompere)_ Ma perchè occuparvi oggi di queste cose? Siete
ancora così energico! Siete ancora così vivo! Basta guardarvi in faccia
per vedere che la vostra energia non sarà esaurita nè domani, nè fra un
mese, nè fra un anno....

RAIMONDO

Credo assai prossima, caro Manlio, una crisi mortale. So bene ciò che
dico. Questo deve essere il giorno del commiato. Oggi, nel perfetto
dominio della mia ragione, posso disporre lucidamente del mio piccolo
tesoro scientifico. Domani, forse, non potrei. Lì _(indicando l'uscio a
destra)_, nella mia stanza di lavoro, troverai sulla scrivania un
voluminoso manoscritto. Portalo qui.

MANLIO

Obbedisco. _(Esce, quasi lentamente, a destra. Poi ritorna, e, in atto
devoto, porge al professore il grosso manoscritto. -- Quindi, si
ritrae.)_

RAIMONDO

_(mostrando ai discepoli, col braccio un po' levato, lo scartafaccio)_
Ecco! _(Lo pone sulla tavola. Si passa la mano sulla fronte.)_
Ascoltatemi, ragazzi miei. Un medico che ha modo di studiare sulla
propria persona una delle malattie più gravi che affliggono l'umanità, è
un medico privilegiato. Questo privilegio è toccato a me, e credo di
averne attinto un grande profitto. Lo spirito di conservazione e il
bisogno di difesa, che sono insiti nella nostra natura, in me hanno
raggiunto proporzioni formidabili. Nessun uomo ha sentito quanto ho
sentito io la necessità di prolungare la sua vita, e nessun uomo, per
ritardarne la fine, ha mai combattuto con tanto accanimento! Io debbo a
questo accanimento le preziose ricerche che ho fatte e la scoperta dei
rimedii sperimentati. Per molto tempo, io sono riuscito a vincere il
male che tornava all'assalto con un impeto singolare. Vi dico in
coscienza che, se non avessi dovuto lottare contro quella violenza a
dirittura eccezionale, la vittoria del medico sarebbe stata completa!
_(Breve pausa)_ E, chiuso in questo manoscritto, io conto di affidare a
voi il frutto dei miei bizzarri studi. _(Riflettendo tristamente)_ Così,
sulle mie rovine sarà fiorita un'opera di salute per gli altri. _(Indi,
con balda animazione)_ Volete voi assumere il còmpito di utilizzare a
pro dei sofferenti la mia eredità con la vostra vigoria giovanile, col
vostro ingegno e col vostro fervore? _(Dopo avere aspettata invano la
risposta)_ Nessuno risponde?!... Questo silenzio mi addolora.

MANLIO

Questo silenzio, professore, non è che una protesta del nostro affetto.
Io sono uno sciamannato a cui non dovrebbe essere permesso di chiamarsi
vostro discepolo: tuttavia, ciò che sento io non è certamente diverso da
quello che sentono i miei compagni, ed io ve lo esprimo alla meglio, per
me e per loro. Il nostro affetto non crede, non può credere che voi
dobbiate davvero abbandonarci per sempre. Voi ci parlate già con la
serenità con cui ci parlano da un mondo lontano i morti che ci sono più
cari; e invece noi vi siamo vicini e vediamo e ascoltiamo un uomo del
quale non sapremmo negare la perfetta vitalità e da cui non ci sembra
verosimile di doverci separare tra poco. Ma, certo, ogni parola detta da
voi, appena uscitavi dalla bocca, diventa il pensiero migliore del
nostro cervello, quasi che in noi realmente si trasfondesse qualche cosa
di vostro. Questa, professore, è la risposta che possiamo darvi.

_(TUTTI sono commossi. Alcuni stentano a trattenere le lagrime. MANLIO
porta il fazzoletto agli occhi.)_

LUCIANO

_(in una commozione più intensa e complicata, cerca sempre più di
nascondersi.)_

RAIMONDO

No, ragazzi miei, non fate così. Se sapeste gli sforzi che mi costa il
dedicarmi, in quest'ora, per l'ultima volta, a ciò che fu la mia
missione, se sapeste il prodigio che compio per non udire gli urli della
bufera che imperversa sugli avanzi della mia esistenza, imparereste a
non piangere più mai. E, in quest'ora, io non chiedo lagrime ai miei
discepoli. Chiedo bensì una promessa solenne d'uomini onesti, stretti al
loro dovere ed a me.

PAOLO

Sì, professore, promettiamo.

ERNESTO

Promettiamo che sapremo essere degni della vostra fiducia.

ROBERTO

Nel nome vostro, saremo fieri di arrecare qualche soccorso all'umanità.

RAIMONDO

E... non mi rifiuterete, spero, un po' di gratitudine.

ROBERTO

Una gratitudine profonda, una gratitudine eterna....

RAIMONDO

_(animandosi)_ Continuerete a volermi bene, continuerete a volermene
come se io stessi lì, accanto a voi, vivo, palpitante, sensibile al
vostro attaccamento.... Continuerete a rispettarmi anche, a rispettarmi
senza restrizioni....

ROBERTO

A venerarvi, professore!

RAIMONDO

Tutti, non è vero?... Tutti?... _(Guardandoli, conferisce alla parola
insistente un significato recondito)_ Tutti?...

I DISCEPOLI

_(rispondono molto sommessamente, ma in un tono di sincerità
rassicurante:)_ Tutti!

_(Solo LUCIANO ha taciuto. Egli è paralizzato, atterrito, incapace d'un
gesto, incapace d'un moto qualunque.)_

RAIMONDO

_(si alza con lentezza, stranamente. -- Si accosta ai discepoli, più
dappresso ad alcuni, quasi seguendo un'ispirazione. -- Li fissa, di
nuovo, uno per uno, nel silenzio.)_

LUCIANO

_(che è l'ultimo, non può sfuggirgli, ed è costretto a farsi guardare e
a guardarlo con gli occhi aperti sul viso di lui, immobili.)_

RAIMONDO

_(pervaso da una inquietudine di cui non si rende ragione, mormora quasi
a se stesso:)_ Eppure... chi sa!

ROBERTO

_(dolorosamente e umilmente sorpreso)_ Voi dubitate di noi, professore?!

RAIMONDO

Perchè dovrei dubitarne? In voi non vedo che i segni più schietti della
bontà.

ROBERTO

E allora!?...

RAIMONDO

Pensavo soltanto che la bontà umana è sempre una cosa troppo piccola
relativamente a ciò che ogni uomo pretende da un altro uomo. _(Torna a
sedere)_ Ma di queste malinconie voi non dovete preoccuparvi. Io fido
nella vostra promessa; e voi _(cercando ancora Luciano con lo sguardo
furtivo)_... riceverete l'opera mia... il giorno in cui lo crederò
opportuno. Assodato questo fatto, che ci terrà uniti anche quando io non
sarò più, possiamo fraternamente salutarci.

MANLIO

Ma noi, professore, vogliamo assistervi, vogliamo curarvi. Non ci
rinunziamo! Se vi dà noia che la casa sia ingombra, stabiliremo un
turno, distribuiremo le ore....

ERNESTO

Uno alla volta, se pure fossimo inutili, non vi daremo nessun fastidio.

RAIMONDO

Io apprezzo molto la vostra offerta, ma permettetemi di non accettarla.
La mia Giulia è così attenta, così vigile, che sarebbe superflua ogni
altra assistenza.

ERNESTO

Non sarà superfluo per lei un po' d'aiuto.

ROBERTO

La presenza di qualche persona non del tutto estranea a voi servirà
almeno a darle animo. Manlio e Luciano, che ci hanno preceduti, ci
dicevano d'averla vista molto sofferente, molto abbattuta. Parla tu,
Luciano. E visto che tu sei di casa, nessuno meglio di te può indurlo a
concederci un favore, di cui poi non crediamo d'essere immeritevoli.

LUCIANO

_(costretto a parlare, non intende egli stesso il valore delle sue
parole e quasi balbetta:)_ A me pare... che se il professore non
vuole....

RAIMONDO

Finalmente, odo la tua voce, Luciano! Hai taciuto sempre, sinora. Ti sei
perfino nascosto.

MANLIO

_(affrettandosi a intervenire)_ Era il più scosso di tutti, professore.
In lui, che ha lavorato un anno presso di voi partecipando alle vostre
ansie, in lui, che era trattato da voi come un figlio, la notizia della
vostra malattia non poteva non produrre un urto violento, una
desolazione senza confronti....

RAIMONDO

Ebbene, vieni qua, Luciano. Vieni qua. Io desidero di abbracciarti.

LUCIANO

_(si avvicina a lui con passo incerto, cercando di tenere levata la
fronte, e gli si ferma davanti.)_

RAIMONDO

_(si alza, lo stringe al petto. Poi, staccandosi, dice con rammarico
dolce:)_ Non ti ho sentito. E ti confesso... che ho avuta una gran pena
quando hai dato torto ai tuoi compagni che mi offrivano la loro
assistenza.

LUCIANO

Io so... che la vostra volontà non si piega.

MANLIO

Egli ha creduto necessario di secondarvi sùbito. Non per questo voi
supporrete....

RAIMONDO

_(interrompendolo)_ Ma non ti affaticare a difenderlo. Io lo conosco
meglio di te. E precisamente perchè mi è nota la sua affezione filiale,
mi sono meravigliato ch'egli questa volta non abbia avuto in cuore il
bisogno di _non_ secondarmi.

LUCIANO

Da un'ora in qua, professore,... io agisco come un irresponsabile....

RAIMONDO

A giudicare dal tuo contegno, ho quasi avuta l'impressione che tu avessi
qualche rancore con me.

LUCIANO

Io, qualche rancore con voi?!... Sarebbe una mostruosità! Voi mi avete
schiuse le porte della scienza,... voi mi avete insegnato a fare del
bene a me stesso ed agli altri,... mi avete insegnato le onestà più
alte, più pure....

RAIMONDO

E ti ho insegnato, soprattutto, ad essere leale.

LUCIANO

_(ha un sussulto, e resta interdetto, con un groppo alla gola che
gl'impedisce di continuare.)_

RAIMONDO

Lo vedi che non sei stato leale con me?

      _(Una breve pausa.)_

MANLIO

_(inquieto, guarda, teme, si rode.)_

RAIMONDO

_(a Luciano)_ Oltre il dolore che provi, e che non metto in dubbio, ci
deve essere qualche cosa di anormale che ti agita.

LUCIANO

No, professore.

RAIMONDO

Non negare, perchè quand'anche tu possedessi la sapienza della finzione
più raffinata, tenteresti inutilmente di opporla alla mia
chiaroveggenza. È una chiaroveggenza, credimi, di cui talvolta io stesso
ho terrore come d'una grande luce che da un momento all'altro possa
scoprire ai miei occhi l'abisso che dovrà ingoiarmi.

LUCIANO

_(febbricitante, ansante)_ Se pure qualche cosa di anormale mi agitasse,
ciò non mi giustificherebbe d'esser venuto meno alla mia affezione
filiale.

RAIMONDO

Proprio così.

LUCIANO

Ma io saprò mostrarvi di meritare ancora la vostra stima, il vostro
consiglio, la vostra protezione. Io vi circonderò di tali cure che le
vostre sofferenze non potranno non esserne alleviate. Io soffierò tutta
la mia vita nella vostra per convincervi che vi siete ingannato!

RAIMONDO

_(freddo, meditativo, quasi diffidente)_ Senti, Luciano. Le tue buone
parole mi bastano, e non avertelo a male se non accetterò da te
l'assistenza che non ho accettata dai tuoi compagni. Ma affinchè tu ti
rassereni, io ti do immediatamente, dinanzi a loro, la prova maggiore
della mia stima e della mia tenerezza inalterata. Faccio quello che
avrei già fatto se tu col tuo contegno non me lo avessi impedito. _(Con
solennità)_ Tu sei il mio erede più immediato. Questo manoscritto ti
spetta. Tu controllerai le mie ricerche, perfezionerai i miei studii, e
farai da guida a questi giovani, sostituendoti degnamente alla mia
persona. _(Stendendo il braccio e porgendogli il manoscritto)_ Io ti
auguro di averne gloria. Prendi.

LUCIANO

_(reggendosi a stento, cadaverico in volto, prende il manoscritto con la
mano tremante, e non riesce che a mal pronunziare:)_ Grazie.

RAIMONDO

_(lo ha fissato acutamente e, a quel pallore, a quel tremito, a quel
laconismo, si accende d'ira; e, come Luciano prende il manoscritto, glie
lo strappa con violenza brutale dalle fiacche dita, gridando:)_ Ah no,
vivaddio, non è così che avresti dovuto accogliere il dono con cui ti
trasmettevo veramente una parte di me stesso! _(Getta sulla tavola il
manoscritto. -- Indi, abbattuto, preso da una profonda amarezza,
conclude:)_ Sta bene. Confesso che non ti capisco. _(Ha un brivido.)_ E
basta ora.... _(Col cervello annebbiato)_ Non ti voglio più capire!
_(Gli volge le spalle, e, spettrale, col pensiero errante come in una
oscurità sinistra, parla agli altri)_ Sono stanco, ragazzi miei!... Ma,
prima di separarci, debbo rivolgervi un'ultima preghiera.... Non tornate
più nella mia casa. _(Quasi piangendo)_ non ci tornate, non ci
tornate... nemmeno per coprire di fiori il mio letto di morte.

_(TUTTI, eccetto LUCIANO, hanno una istantanea espressione di meraviglia
dolorosa mista di timido affettuoso risentimento.)_

RAIMONDO

_(continua, implorante, in un tono insolito di umiltà, cercando le
parole, pauroso egli stesso di ascoltarle:)_ E... se davvero volete
rispettarmi, come avete detto,... astenetevi dal ricercare le cause di
questo mio strano desiderio... che, sono, del resto, anche per me, molto
confuse... e perdonatemi! _(Tenendosi la testa fra le mani, esce a
destra precipitosamente.)_


SCENA II.

I DISCEPOLI. _Poi_ GIULIA, _indi_ RAIMONDO.


_(Alcuni discepoli restano attoniti, sbigottiti, costernati. Altri,
agitandosi un po', vanno verso LUCIANO, interrogandolo e redarguendolo
con voce severa e sommessa.)_

ROBERTO

Ma perchè, ma perchè, Luciano?!...

ALMERICO

È inconcepibile!

ERNESTO

Io non mi ci raccapezzo! Io non ti riconosco!

ROBERTO

Da quale fisima, da quale ossessione ti sei lasciato pigliare?

MANLIO

_(intervenendo energicamente)_ Signori miei, non è questo il momento e
non è questo il luogo per scalmanarsi intorno a ciò che riguarda
Luciano!

ROBERTO

Ma noi abbiamo il dovere....

MANLIO

_(spezzandogli la parola)_ Il nostro primo dovere è di non rimanere qui
un minuto di più!

GIULIA

_(entra dalla sinistra.)_

_(TUTTI tacciono rispettosamente, chinando un po' il capo in un accenno
di ossequio.)_

LUCIANO

_(cerca di non guardarla e di non mostrarsi.)_

GIULIA

_(ansiosa)_ Dov'è Raimondo?

MANLIO

Ci ha congedati, signora, e si è ritirato nel suo studio.

GIULIA

Si è sentito male?

MANLIO

No....

GIULIA

Mi sono impensierita perchè mi è parso di udire ch'egli parlasse molto
concitatamente....

MANLIO

Difatti, sì,... ma è stata una concitazione passeggera.

GIULIA

_(inquieta, si affretta a raggiungere Raimondo nello studio.)_

_(Com'ella sparisce, si ode la voce di lui, scattante ed acre.)_

LA VOCE DI RAIMONDO

Perchè sei uscita dalla tua stanza? _(Breve pausa)_ No! Resta qua, ora!

PAOLO

_(cautamente, ai compagni)_ Andiamo, andiamo! Ha ragione Manlio: non un
minuto di più! _(Si avvia.)_

_(Gli altri lo seguono. Prendono i loro cappelli sparsi in questa camera
e nel salottino contiguo, e, silenziosi, oppressi, annichiliti, qualcuno
scrollando il capo, qualche altro con gli occhi velati di lagrime, chi
un po' in fretta, chi lentamente, escono.)_

LUCIANO

_(intanto, trattiene Manlio per un braccio e gli parla all'orecchio,
cupamente, urgentemente)_ Io temo che egli sospetti!

MANLIO

La verità non può sospettarla.

LUCIANO

Fra me e lui c'è un magnetismo irresistibile che scambievolmente ci
rivela.

MANLIO

Ma che magnetismo! Il tuo stato morboso doveva per forza impressionarlo.

LUCIANO

Te l'avevo detto che non lo avrei potuto affrontare!

MANLIO

Visto che il caso non si replicherà, non pensiamoci più.

LUCIANO

E se poi vorrà chiedermi altre spiegazioni?

MANLIO

Ma tu mi hai promesso di partire....

LUCIANO

Sì, sì, partire! fuggire! È necessario!

      _(Si avviano, seguendo i loro compagni.)_

RAIMONDO

_(entrando di botto e vedendoli sul punto di varcare la soglia,
chiama:)_ Luciano!

_(LUCIANO e MANLIO con un soprassalto si voltano.)_

RAIMONDO

Sono contento, Luciano, di trovarti ancora qui. Venivo appunto con
questa speranza.

MANLIO

_(si sofferma con l'animo sospeso.)_

RAIMONDO

_(a Manlio:)_ Ti preme molto che egli non resti da solo a solo con me?

MANLIO

Credevo che....

RAIMONDO

Fammi il favore, Manlio: va via.

MANLIO

_(trepidante, guardando Luciano con la coda dell'occhio, esce dal
fondo,)_


SCENA III.

RAIMONDO _e_ LUCIANO.


RAIMONDO

_(senza por tempo in mezzo, mettendosi dinanzi all'uscio di fondo quasi
che Luciano gli potesse sfuggire, gli parla non con rudezza, ma con
commozione implorante.)_ Malauguratamente, Luciano, fra noi due s'è
cacciato uno spettro che oramai ci divide e che ci tiene nondimeno l'uno
di fronte all'altro. Io non ti lascerò andare, e so che tu non vorrai
andartene, sino a quando non mi avrai detto quello che hai sentito nel
prendere dalle mie mani il premio che io ti destinavo.

LUCIANO

_(gli è di faccia e indietreggierà a misura che sarà investito dalle
interrogazioni.)_ Voi mi costringevate a considerare come inevitabile
una sciagura spaventevole, di cui io non voglio nemmeno ammettere la
possibilità.... Ciò mi faceva un gran male.... E poi io sapevo... io
sapevo che non avrei potuto adempiere all'alto ufficio che mi
assegnavate.

RAIMONDO

Chi te lo avrebbe impedito?

LUCIANO

Nessuno. Ma io dovrò allontanarmi da questa città.... Sicchè, mi sarebbe
mancata la possibilità di fare da guida ai miei compagni,... nè,
d'altronde, avrei voluto sfruttare da solo la vostra opera benefica....

RAIMONDO

Tu hai da partire?!

LUCIANO

Sì.

RAIMONDO

Per non ritornare?!

LUCIANO

Per non ritornare.

RAIMONDO

E troncherai la tua carriera, cominciata qui così bene? Lascerai i tuoi
amici? Abbandonerai tua madre, di cui hai sempre esaltata l'adorazione?

LUCIANO

Se lo crederò necessario....

RAIMONDO

Questa necessità è collegata, evidentemente, a quella _qualche cosa_ di
anormale che tanto ti agitava....

LUCIANO

No! No!... Si tratta di tutt'altro.

RAIMONDO

Cioè?

LUCIANO

_(non trova sùbito una menzogna da rispondere e si confonde.)_

RAIMONDO

Sta tranquillo. Non insisto. _(Pausa)_ Potrai dirmi almeno fra quanto
tempo partirai.

LUCIANO

_(con l'impulso istintivo di rassicurarlo)_ Al più presto possibile.

RAIMONDO

È urgente?

LUCIANO

Sì, è urgente.

RAIMONDO

Eppure, poco fa ti proponevi di assistermi, ti proponevi di alleviare le
mie sofferenze....

LUCIANO

Ma voi ci avete perfino pregati di non venire mai più in casa vostra....

RAIMONDO

E per questa preghiera che ho rivolta a tutti, la _tua_ partenza è
diventata urgente?

LUCIANO

«Urgente» per modo di dire.... Io ho deciso di affrettarla, ecco.

RAIMONDO

Perchè?

LUCIANO

Certo, nulla come il mio allontanamento può garantirvi la mia scrupolosa
obbedienza.

RAIMONDO

Cosicchè, a te sembra che io debba esserti grato del tuo allontanamento?

LUCIANO

Non ho detto questo.

RAIMONDO

In fondo, questo hai detto.

LUCIANO

Mi sarò espresso male.

RAIMONDO

Ma, insomma, che ci hai visto nella mia preghiera, nella mia
raccomandazione? Che ci hai visto _tu_ che non sia stato visto dagli
altri?

LUCIANO

_(attanagliato, tace, con la fronte china.)_

RAIMONDO

Rispondi. A nessuno dei tuoi compagni sarebbe saltato in mente di
affrettare una partenza per garantirmi di non venire più nella mia casa.
Come va che è saltato in mente proprio a te? _(Pausa)_ Continui a
tacere?!...

LUCIANO

_(incapace di reggere più a lungo all'incubo che lo soffoca)_ Se io
parlassi, se io vi dicessi tutto, voi forse mi giudichereste con una
severità... che non merito.

RAIMONDO

_(colpito dal senso di queste parole, comincia a dare una più cosciente
direzione al suo pensiero.)_ Non si prevede un giudizio severo se non si
sa d'avere una colpa.

LUCIANO

Ma vi sono delle colpe che restano chiuse nell'anima e di cui la sola
vittima è la persona stessa del colpevole.

RAIMONDO

Tuttavia, se la tua colpa non toccasse me, non è al mio cospetto che te
la sentiresti pesare di più sulla coscienza, e nemmeno riconosceresti in
me il diritto di giudicarti.

LUCIANO

_(prorompendo)_ Tutte le mie angosce e tutti i miei istinti,
intolleranti d'ogni transazione dello spirito, mi spingono a chiedere un
giudizio vostro, perchè, anche se troppo severo, io ne avrei un
sollievo, ne avrei un po' di quiete, me ne sentirei come purificato!

RAIMONDO

_(con impeto furibondo)_ E dunque che cosa aspetti per confessarti a
me?!

LUCIANO

Le mie labbra vi si ribellano!

      _(Un lungo silenzio.)_

RAIMONDO

_(cercando di coordinare idee, fatti e parole, sempre obbedendo alla sua
chiaroveggenza e pur diffidandone un poco, riflette. Indi, gli si fa
dappresso e gli dice quasi all'orecchio in un misterioso tono
confidenziale)_ Vuoi... vuoi che io ti aiuti a vincere la tua
riluttanza?

LUCIANO

_(esausto, sedendo)_ Io non ho più nessuna volontà. Sono un uomo inerte,
e sono _vostro_! Potete fare di me quello che voi volete.

RAIMONDO

_(accosta una sedia a quella di Luciano, sicchè le due sedie sono a
contatto, e, sedutosi proprio accanto a lui ma un po' più indietro,
continua a parlargli, quasi sulla spalla, in tono di mistero e
d'intimità, suggestivamente.)_ Nel provarmi ad aiutarti un poco, ho,
anzitutto,... non so perchè... l'ispirazione di richiamare alla tua
memoria un episodio dell'anno passato. Era... la festa di mia moglie.
Abitavamo in città; ed io m'ero recato apposta, la mattina, qui, in
campagna, per cogliere con le mie mani le rose più belle del mio
giardino. Non ne avevo trovate che cinque degne di lei, e glie le avevo
offerte. La sera, tu e gli altri miei discepoli veniste a vedermi per
fare gli auguri a lei ed a me. Mia moglie si era adornata di quelle
cinque rose. Se l'era messe alla cintola, e per tutta la serata le
tenne. Verso il tardi, però, qualche minuto avanti che voialtri vi
congedaste, io notai ch'ella aveva una rosa di meno. Non sospettai
neppure per un istante che l'avesse donata. Sapevo bene di non dover
concepire un sospetto così ingiurioso. Dissi fra me: «sarà caduta». E
quando tutti eravate usciti, io mi detti a farne ricerca. Fu una ricerca
paziente, minuziosa, come se si fosse trattato d'una perla rarissima.
Impossibile trovarla! Quella rosa era sparita. E allora?... Donata, no,
indubbiamente no. Ne ero sicuro come della vista dei miei occhi.
Risultava quindi chiaro che uno di voi aveva raccolta la rosa caduta.
_(Breve pausa)_ Ed ora fammi tu il favore di aiutare me nella
ricostruzione di questo episodio. La vedesti tu, nella sera stessa,
quella rosa, sul petto di qualcuno dei tuoi compagni?

LUCIANO

... No... non la vidi.

RAIMONDO

_(guardandolo fisso, con una intensità magnetica)_ Ciò significa... che
chi ebbe cura di prenderla... ebbe anche cura di nasconderla.

LUCIANO

_(con l'emozione d'una difesa imprudentemente affrettata)_ Il prendere e
il nascondere una rosa caduta a una signora è un fatto innocuo, è un
fatto puerile, che non ha nessuna conseguenza, che non ha nessuna
importanza.

RAIMONDO

_(scoppiando e levandosi in un fulmineo scatto bieco e trionfale)_ Ah!
Tu difendi la causa tua! Ecco, finalmente, l'indizio preciso!

LUCIANO

Ma l'indizio di che?!

RAIMONDO

L'indizio che mi basta! _(Poi, terribile, ma senza voce, quasi temesse
che anche le mura potessero ascoltare)_ Non è forse giusto che io abbia
terrore della mia chiaroveggenza?

LUCIANO

_(affranto e umiliato)_ Vi ho offeso, è vero, ma è stato uno
sconvolgimento del mio povero cervello: una povera follia solitaria, che
un uomo come voi può guardare con compassione.

RAIMONDO

_(avidamente)_ E racconta adesso; racconta la storia del tuo amore. Io
avrò compassione di te, ma tu capirai che ora mi spetta di sapere tutto!

LUCIANO

La storia di una follia non si racconta, non si ricorda. La storia d'una
follia non c'è. Che cosa avrei da raccontarvi? Io non vedevo, io non
discernevo....

RAIMONDO

E, inavvedutamente, svelavi a lei il tuo segreto....

LUCIANO

Questo, mai! Benchè accecato e impazzito, io tenevo per delitto il mio
peccato di pensiero. Facevo appunto quello che fa il delinquente, che è
tutto dedito a disperdere le tracce del delitto commesso.

RAIMONDO

E che ne sai tu d'esserci riuscito?

LUCIANO

Ne ho la certezza qui, qui, nella mia coscienza; ne ho avuto sempre la
certezza anche dall'inalterato contegno di lei....

RAIMONDO

In altri termini, tu credi che se ella ti avesse compreso....

LUCIANO

_(interrompendo)_ Mi avrebbe mostrato il suo sdegno, mi avrebbe mostrata
la sua collera....

RAIMONDO

E non ti pare verosimile che ella abbia dissimulata a te la sua
compiacenza, non la sua collera, come tu hai cercato di dissimulare a
lei il tuo amore?

LUCIANO

Ma che dite?! La virtù di vostra moglie è così congiunta a voi che tutto
quello che è estraneo alla vostra persona non può nemmeno sfiorare
l'animo di lei.

RAIMONDO

Converrai che l'elogio tributato da te alla virtù di mia moglie non
debba avere, nella logica mia, un grande valore. _(Risolutamente)_ Saprò
da lei stessa ciò che non ho potuto sapere da te! _(Andando veloce verso
la porta a destra e moderando la concitazione, chiama:)_ Giulia! Giulia!

LUCIANO

_(levandosi spaventato)_ Che volete fare adesso?

RAIMONDO

_(biecamente)_ Non ti allarmare. Non sarò certo così ingenuo da dirle di
che cosa voglio essere informato.


SCENA IV.

RAIMONDO, LUCIANO _e_ GIULIA.


GIULIA

_(serenamente premurosa, entrando)_ Hai bisogno di me?

RAIMONDO

_(celando per quanto gli è possibile la straordinaria tensione dei
nervi, concentra su lei l'udito e la vista affinchè non il più piccolo
mutamento del volto e della voce gli sfugga.)_ Ti ho chiamata... perchè
c'è qui Luciano che desidera di salutarti. Ne ha il diritto. Fra i miei
discepoli, è stato quello che per i suoi impegni professionali ha più
frequentata la nostra casa ed era diventato quindi... un nostro amico
intimo. Ora egli parte, e va a stabilirsi molto lontano. Da me, egli si
separa certamente per sempre. Da te, non si sa mai! Il mondo non è così
grande come sembra. Potrete ancora incontrarvi.

GIULIA

_(seria, cortese, inalterata)_ A rivederci, signor Luciano. _(Gli porge
la mano.)_

LUCIANO

_(stringendogliela appena con le dita quasi inerti)_ Addio, signora.
_(Poi, dopo una pausa, a Raimondo, come chiedendogli l'ultimo
abbraccio)_ Non volete dirmi null'altro?

RAIMONDO

_(tenta di vincere un senso di repulsione, ma non può, e gli risponde
fiocamente:)_ No, Luciano.

LUCIANO

_(esita ad andarsene.)_

GIULIA

_(li osserva tutti e due e comprende che qualche cosa essi le celano.)_

LUCIANO

Allora... me ne vado?...

RAIMONDO

_(intensamente vigile, non distoglie un istante la sua attenzione da
Giulia, e per giustificarsi dinanzi a lei del freddo commiato finge il
proposito di evitare nuove effusioni.)_ Noi due ci siamo già salutati,
Luciano.... Ci siamo già abbracciati.... Non bisogna prolungare una
commozione che c'infiacchirebbe. Va.

LUCIANO

_(dopo un estremo breve indugio, rapidamente esce.)_

GIULIA

_(lo segue un po' con lo sguardo.)_


SCENA V.

RAIMONDO _e_ GIULIA.


      _(Un silenzio.)_

RAIMONDO

_(ostentando una certa disinvoltura e continuando a vigilare)_ Non ti
addolora che Luciano ci lasci?

GIULIA

Non lo avevamo più visto da molto tempo. Tu ti eri già distaccato da
tutti.

RAIMONDO

È nondimeno triste ch'egli parta così, all'impensata, senza neppure
ripromettersi di tornare.

GIULIA

_(si stringe un po' nelle spalle.)_

      _(Pausa.)_

RAIMONDO

Tu, naturalmente, non conosci la ragione della sua partenza.

GIULIA

No.

RAIMONDO

E non sei curiosa?

GIULIA

Tutto ciò che non riguarda noi due m'interessa così poco!

RAIMONDO

E, difatti, la sua partenza non ci riguarda punto. Egli... ha vinto un
concorso... all'estero, e si reca ad assumere l'ufficio che gli è stato
destinato. Questo è il motivo che mi ha addotto. Credi che abbia potuto
ingannarmi?

GIULIA

Non lo credo.

      _(Pausa.)_

RAIMONDO

Che opinione ti sei formata di lui?

GIULIA

Mi pare una brava persona. Ma non mi sono mai data la pena di formarmene
una opinione precisa.

RAIMONDO

Egli, invece,... mi ha molto parlato di te.

GIULIA

Di me?!

RAIMONDO

Te ne meravigli?

GIULIA

Non capisco a che proposito si sia permesso di parlare di me.

RAIMONDO

Io gli dicevo che la tua assistenza è inappuntabile, ed egli... ha
lodata la nobiltà del tuo animo, la tua intemeratezza.... Non c'è da
aversela a male, e soprattutto non c'è da meravigliarsene. Eravate buoni
amici.

GIULIA

Eravamo buoni amici?!

RAIMONDO

Lo suppongo.

GIULIA

Quando egli era il tuo coadiutore, non ci scambiavamo più di dieci
parole al giorno.

RAIMONDO

Abbi pazienza,... non è così. Io ricordo che volontieri conversavate
insieme.

GIULIA

Tutt'al più, conversavamo tutti e due con te.

RAIMONDO

C'ero anch'io, sì; ed è perciò che me ne ricordo.

GIULIA

Con quel giovane, come con ogni altro tuo discepolo o conoscente, io non
mi sono mai trovata sola. Tu non volevi, ed io obbedivo volentieri.

RAIMONDO

Precisamente. Voi... non aveste mai l'occasione di....

GIULIA

_(con un accento di malinconico rimprovero)_ Di che?! Di che?!

RAIMONDO

Non aveste mai l'occasione di creare fra voi una vera amicizia. Questo
volevo dire. Ti dispiace che io ti dia ragione?

GIULIA

Ciò che mi dispiace, tu lo sai. Quel giovane avrà avuto delle parole
gentili per me, e tu stai per infliggerti una tortura più dilaniatrice
dì quante te ne sei inflitte sinora. Per questo mi hai chiamata, e per
questo continui ad occuparti di lui. Sei veramente di una ferocia senza
limite con te stesso e con me.

RAIMONDO

E, a tuo avviso, la mia ferocia, anche questa volta, non ha altra causa
che la mia fantasia, non ha altra causa che la mia mente esaltata?

GIULIA

Sì, Raimondo mio. Fin da stamattina, ti è parso di vedere non so quale
minaccia nella schiera di quei tuoi discepoli che venivano a farti
visita.

RAIMONDO

_(facendo gli ultimi sforzi per contenersi)_ Ed era più che una
minaccia, Giulia!

GIULIA

Allucinazione, Raimondo! Allucinazione!

RAIMONDO

_(ruggendo con impeto selvaggio)_ Realtà viva ed indistruttibile! Quel
giovane ha confessato....

GIULIA

_(violentemente alterata)_ Che cosa?

RAIMONDO

No! no!... Non è vero, non è vero.... Sono io che invento..., sono io
che oso ricorrere ai più bassi sotterfugi per indagare come al
solito.... Tu comprendi facilmente che una confessione di tal genere non
si fa ad un marito.... E poi Luciano è così preso dalla sua scienza, è
così assorbito dai suoi ideali e aveva tanta soggezione di me... che non
si concepirebbe come egli avrebbe potuto cominciare ad amarti....

GIULIA

_(con gli sguardi limpidi e con la voce ferma e vibrante)_ E se anche mi
amasse, che temeresti tu? Nessuna donna è spinta ad amare solamente dal
sapersi amata!

RAIMONDO

_(quasi timido)_ Ma... quando l'amore d'una persona non indegna fosse
costante a traverso il tempo, a traverso lo spazio, quando quest'amore
portasse i segni dei sacrificii compiuti, sublimi come i tuoi propositi
di resistenza, non potresti finire con l'esserne soggiogata?

GIULIA

Disgraziatamente, mi ripeti le interrogazioni che mi facevi stamane!

RAIMONDO

_(abbandonandosi tutto alla sincerità dolorosa)_ No, Giulia, non sono le
interrogazioni di stamane, perchè in questo momento noi non parliamo più
d'un'ombra senza contorni, non parliamo più d'un caso vago ed ipotetico:
parliamo bensì d'un uomo esistente che tutti e due conosciamo e d'un
fatto flagrante di cui tutti e due siamo convinti.

GIULIA

Chi ti dice che ne sia convinta anch'io?!

RAIMONDO

Quando mi sono affrettato a negartelo per riparare all'imprudenza
d'averti apprestata io stesso l'esca tentatrice, tu hai ritenuta falsa
la mia smentita; e ciò significa che t'eri convinta immediatamente
d'essere amata. Alle mie interrogazioni non più fantastiche, dunque, tu
devi dare risposte concrete. E affinchè tu veda chiaro nell'avvenire,
affinchè tu sia in condizione di misurare le tue forze prima di
rispondermi, io ti faccio sapere che l'uomo che ti ama è dotato d'una
indole eletta; io ti faccio sapere che per la purezza del suo animo egli
si è dibattuto fra pene indicibili e mi ha quasi pregato di strappargli
dalla bocca la sua confessione; io ti faccio sapere che la vera ragione
per cui egli parte, rovinando la sua carriera, è che ha sentito verso di
me e verso di te il dovere di fuggire. Ed ora che sai chi è lui e di che
cosa è capace, riunisco in una le mie interrogazioni. Ti senti tu così
forte da non vacillare, in nessun evento, dinanzi a quell'uomo?

GIULIA

Ma sì, Raimondo. Per me quell'uomo non è e non sarà diverso da un altro.
E poi, tutti gli eventi immaginabili non sarebbero forse eliminati dalla
muraglia che innalzerei intorno a me se davvero la crudeltà del destino
m'imponesse di sopravviverti?... _(Indi con un gesto quasi di nausea)_
Guarda a quali orribili discorsi mi trascini!

RAIMONDO

Non avere alcun ritegno e dimmi con precisione quello che faresti,
quello che farai, sopravvivendomi.

GIULIA

Ebbene, potrei ridurmi in un ritiro, potrei chiudermi in un eremitaggio;
oppure, che so io?..., per non lasciare inaridire il mio cuore,
istituirei, a poco a poco, un ospizio. Sì, mi dedicherei, per esempio, a
sollevare dal dolore e dall'indigenza le donne rimaste sole al mondo,
senza appoggio e senza speranza di averne: quelle specialmente che, come
me, non avessero vanità, non avessero ambizioni, quelle che portassero
un eterno lutto nell'animo. M'intendi, Raimondo? Facendo questo, io
eleverei a religione il sentimento della fedeltà, e, come confortata da
una religione vera, vivrei serena, assorta, devota.

RAIMONDO

_(ha ascoltato con tenera emozione, quasi che in quell'onda di bontà
fossero stati per assopirsi i suoi tormenti; ma come ella termina di
parlare egli è ripreso dalla desolazione angosciosa.)_ Non ti è venuta
ancora alle labbra la sola parola che rende indissolubile un vincolo!

GIULIA

Quale?!

RAIMONDO

_(con un fremito di volontà risoluta)_ Tu devi giurare, Giulia! Devi
giurare che mai, mai, mai ti lascerai commuovere dall'amore di
quell'uomo: neppure il giorno in cui egli, dopo una battaglia lunga,
venisse a morire presso la tua porta!

GIULIA

Mi chiedi un giuramento!?

RAIMONDO

_(in un delirio d'implorazione)_ Te lo chiedo perchè soltanto così la
tua fedeltà mi sarebbe incondizionatamente vincolata.

GIULIA

E non preferisci mille volte che io ti offra intera la mia vita senza
esserci costretta da un giuramento?

RAIMONDO

_(con gli occhi di fuoco, a voce bassissima)_ Tu hai paura di giurare!

GIULIA

No, Raimondo.

RAIMONDO

Sì, tu hai paura di giurare e la nascondi nel sottile pretesto di
volermi essere fedele per tua elezione.

GIULIA

Io non ho paura, ti dico! Non continuare a macerarti, sventurato che
sei, anche nella fatica inaudita che fai cercando di abbattere la
fiducia che io ripongo in me stessa! Con una pertinacia senza riposo,
hai già tentato di persuadermi che quello che sento per te non sia
l'amore genuino e perfetto; hai già tentato d'infondermi il dubbio che
io non abbia tanta forza da poter trionfare dei pericoli inevitabili; ed
hai fatto di più, hai fatto di più: hai tentato di cacciarmi davanti un
uomo del quale non m'ero mai sognata d'occuparmi, pure avendone sempre
intraveduti i turbamenti puerili. Tu hai voluto circondarlo dell'aureola
del martire, hai voluto avvertirmi ch'egli è capace di sacrifizi
sublimi, ed, essendoti accorto che tutto ciò, com'era naturale, non mi
ha menomamente turbata, ora, per questa tua sete di spasimi, ti sforzi
d'insinuare nella mia stessa coscienza il sospetto che io abbia paura di
pronunziare il giuramento che mi chiedi! Ma, Dio misericordioso,
Raimondo, non lo sai, non lo comprendi che il farmi giurare un patto
sarebbe una miserabile cosa per me e per te? E non comprendi, non
comprendi che un giuramento non è il mezzo migliore per impossessarsi di
un'anima?

RAIMONDO

_(invaso dallo spavento, coprendosi le orecchie)_ Taci! Taci! Questa è
la voce della ribellione!

GIULIA

È la voce della verità sacrosanta, Raimondo; e se nel momento in cui
siamo io ti mentissi, mi parrebbe di spezzare l'anello d'acciaio che ci
congiunge!

RAIMONDO

_(con uno scroscio orribile di dolore e di furore)_ Tu ti lasci aperto
il cammino del tradimento, maledetta!

GIULIA

_(trascinata dalla frenesia ch'egli le comunica)_ Senti, Raimondo,
senti, senti.... Vuoi tu un mezzo sicuro per tenermi con te anche dopo
la tua morte?

RAIMONDO

Sì!

GIULIA

Per prendermi tutta quanta sin da ora, sin da ora, senza darmi il tempo
di offrirti la mia vita?

RAIMONDO

Sì, sì, senza darti il tempo di offrirmela!

GIULIA

_(con un grido raccapricciante)_ Devi uccidermi! Questo è l'unico mezzo
possibile. Questo è l'unico mezzo sicuro. Uccidimi! Raimondo! Uccidimi!

RAIMONDO

_(irrompendo disperatamente)_ Non so ucciderti! Se avessi saputo farlo,
non avrei aspettata la tua esortazione!

GIULIA

E allora che altro puoi volere da me?!

RAIMONDO

Voglio la menzogna! Ecco quello che voglio, perchè solamente nella
menzogna potrò trovare un'ultima illusione. Cancella sùbito la verità
che hai detta. Sappila cancellare, te ne supplico. Mentiscimi bene!
Mentiscimi bene!...

GIULIA

_(prorompendo in un pianto di pietà infinita e andando a lui per
afferrarselo fra le braccia)_ Povero Raimondo! Povero Raimondo mio!

RAIMONDO

_(cadendo in ginocchio e avvinghiandosi a lei pazzamente)_ Mentiscimi
bene!...


      _(Sipario.)_




ATTO TERZO.

_Lo stesso salotto. -- Sulla tavola non ci sono più nè i libri nè il
piccolo vaso con i pochi fiori. Anche la grande poltrona di pelle scura
è sparita._


SCENA I.

GIUSEPPE _e_ GIULIA.


_(Nella camera non c'è nessuno, ma una sonora risata femminile, che
entra dalla finestra aperta, vi mette un po' d'animazione.)_

GIUSEPPE

_(compare dalla comune e va verso la finestra affrettando il passo alla
meglio e sbuffando.)_ _(Ha le spalle un po' più curve, la testa più
bianca.)_

      _(Un'altra risata più rumorosa risuona.)_

GIUSEPPE

_(affacciandosi alla finestra)_ Carolina.... Sei tu che ridi in questo
modo indecente?...

      _(Si ode ancora ridere.)_

GIUSEPPE

Ma un po' di rispetto non lo hai, contadinaccia che sei? Non vedi che
c'è in giardino la signora Giulia?

GIULIA

_(da basso)_ No, Giuseppe. Lasciate che rida, lei. È ragazza. Lasciate
che stia allegra.

GIUSEPPE

Io poi dico: perchè non vi aiuta a cogliere fiori invece di fare la
sciocca?

GIULIA

_(nel cui accento, anche da lontano, si nota un suono diverso, più
limpido, più fermo)_ Sono io che non ho voluto. Non l'ho permesso
neanche a voi. Del resto, ecco: bell'e finito.

GIUSEPPE

_(scostandosi dalla finestra, mormora con affettuoso compiacimento:)_
Che donna! Che donna!... Se lui dall'altro mondo la vedesse! _(Si ferma
e riflette con mestizia)_ Mah!...

GIULIA

_(entra dalla comune. Ha una leggera vestaglia bianca con qualche nastro
e qualche nodo nero, ed ha il collo scoperto, le maniche rimboccate, i
capelli in iscompiglio, appena annodati. Porta sulle braccia, pressochè
tutte nude, un canestrello pieno di fiori. Entrando, va difilata a
mostrare i fiori a Giuseppe.)_ Voi dicevate che non ce n'erano
abbastanza? _(Per fargliene vedere la quantità li riversa tutti sulla
tavola capovolgendo il canestrello.)_ Che ne dite?

GIUSEPPE

Per la corona che ci abbisogna, sono pochi, difatti. E poi voi avete
presi anche i garofani, anche le rose. A me pareva che i fiori di questo
genere non fossero adatti....

GIULIA

Ma io voglio comporne un bel mazzetto: non una corona. Oggi si onora la
sua memoria. Si scoprirà il suo busto all'Università. S'inneggerà al suo
nome per un trionfo della scienza! Una corona mortuaria sarebbe una
brutta cosa! Non sarà egli come un uomo vivo, oggi, in mezzo ai suoi
colleghi, in mezzo ai suoi allievi? E non è sempre vivo presso di me?

GIUSEPPE

L'idea è giusta, e non vi si può dare torto.

GIULIA

E piccolina deve essere la mia offerta d'omaggio. Mi dispiacerebbe molto
che fosse notata. Piccolina e tutta sorrisi, perchè i sorrisi de' fiori
egli li amava.

GIUSEPPE

Ah, signora Giulia, il giorno della vostra festa, tre anni fa!...

GIULIA

Parlate di quando venne qui, quasi alla chetichella, per cogliere delle
rose da offrirmi?

GIUSEPPE

Poveretto! Tornò a casa, in città, con gli occhi che gli lucevano di
contentezza. E diceva di aver saputo trovare per voi le rose più belle
sbocciate sotto il sole.

GIULIA

Nello stesso giardino e dalle stesse piante ne ho colte oggi per lui.

GIUSEPPE

Non erano che cinque, signora Giulia, ma grandi così! Mi pare di
vedergliele ancora nella mano. Le portava col braccio allungato, in
alto, come si porta... una bandiera,... come si porta una torcia accesa!

GIULIA

E che pene, che preoccupazioni gli dettero anche quelle rose!

GIUSEPPE

Mi ricordo che volle farvele tenere addosso tutta la giornata.

GIULIA

Ma il male fu che la sera io ne perdetti una, ed egli non se ne dette
pace. La cercò fino a notte tarda, e, non avendola ritrovata, rimase
triste, nervoso.... Chi sa quali sospetti faceva!

GIUSEPPE

_(meravigliandosi)_ Quali sospetti poteva fare?!

GIULIA

_(scacciando la nube nera che ad un tratto le è scesa dinanzi)_ Non ne
parliamo, Giuseppe! _(Poi, mutando e rianimandosi e prendendo dei
fiori)_ Dunque, mettiamoci al lavoro.

GIUSEPPE

Domando scusa, ma a lavorare mi ci debbo mettere io solo. Se il cogliere
i fiori era diritto vostro, il combinarli insieme spetta a me. Un po'
per uno. Il mio padrone l'ho conosciuto una trentina d'anni prima che lo
conoscesse vossignoria e gli sono stato e gli sarò fedele non meno di
voi.

GIULIA

Va bene: un po' per uno.

GIUSEPPE

E vi dichiaro che alla cerimonia d'oggi non mancherei neppure se non
avessi più l'uso delle gambe.

GIULIA

Siete proprio voi che mi ci dovete accompagnare. Quei signori del
Comitato mi manderanno la carrozza. Ma non mi farò accompagnare da
nessuno di loro.

GIUSEPPE

E io approvo pienamente. I giovanotti... sempre a debita distanza!

GIULIA

_(ha una scossa: lo guarda, e, invasa dalla triste reminiscenza,
tentenna un po' il capo. Un lieve sorriso profondamente malinconico le
sfiora le labbra.)_

GIUSEPPE

Eh! _(Con una fisonomia e un gesto tra di devozione e d'intransigenza
pare che le dica: «perdonatemi, ma faccio il mio dovere».)_


SCENA II.

GIULIA, GIUSEPPE _e_ FAUSTINA.


FAUSTINA

_(di dentro)_ Chi è di casa? Chi è di casa?

GIULIA

Andate a vedere, Giuseppe. Portando il canestrello dei fiori, non ho
chiuso l'uscio di scala.

FAUSTINA

A porta che trovi aperta non bussare! Ed io non ho bussato. _(Entra
dalla comune.)_ _(È una donna che può avere un po' più di sessant'anni.
È vestita con un certo sfarzo, molto goffamente. Ha un aspetto bonario e
ridanciano. Il cappello un po' di traverso accentua i connotati del
buonumore.)_

GIUSEPPE

_(andando verso di lei bruscamente come per impedirle di avanzarsi)_ Ma
chi siete?!

FAUSTINA

Domandatelo a lei chi sono.

GIULIA

_(riconoscendola subito)_ Oh! Faustina!... Faustina!

FAUSTINA

Più vecchiotta, questo non si può negare; ma sempre Faustina mi chiamo,
e sempre la serva che vi ha vista nascere sono.

GIULIA

_(aprendole le braccia con vivissima cordialità)_ Vieni qua, Faustina
mia!

FAUSTINA

_(si slancia per baciarla: poi si arresta)_ Mi permettete, eh?

GIULIA

Ma sì!

      _(Si abbracciano e si baciano.)_

FAUSTINA

Non ci vediamo da circa tredici anni, sapete!

GIULIA

Sono di più, sono di più, Faustina.

FAUSTINA

Dal giorno delle vostre nozze dovete contare. O non venni a vedervi
vestita da sposa?

GIULIA

Ma già! Hai ragione! Venisti a vedermi... vestita da sposa!

FAUSTINA

_(voltandosi a Giuseppe, trionfalmente)_ Lo avete saputo adesso chi
sono?! _(Quindi, a Giulia:)_ Ha finto di non riconoscermi perchè... non
ha la coscienza pulita. Quel giorno, in casa del professore, mi fece il
cascamorto!

GIULIA

_(celiando in tono di biasimo)_ Giuseppe! Che mi fate sentire?!

GIUSEPPE

Non state a credere, signora Giulia....

FAUSTINA

Ma questi altri anni, caro don Giuseppe, per voi sono stati un vero
guaio. Mi sembrate una rovina di Pompei!

GIUSEPPE

Io mi avvio all'ottantesimo, e mi accontento.

FAUSTINA

_(a Giulia:)_ Voi, invece, benone!

GIULIA

No, Faustina....

FAUSTINA

Benone, vi dico!

GIULIA

Coi patimenti che ho avuti....

FAUSTINA

Quali patimenti?

GIULIA

Non sai la grande sventura che mi ha colpita?

FAUSTINA

Ah, sì. Quella la so. Non ve ne parlavo per non affliggervi. Fu crudele,
sissignora, ma adesso, santa pazienza, quanto tempo è passato?

GIULIA

Due anni e qualche mese.

FAUSTINA

E dunque!

GIULIA

Per me è come se fosse ieri.

GIUSEPPE

_(intervenendo con una certa solennità e con soddisfazione orgogliosa)_
Questa qui non è di quelle che si consolano!

FAUSTINA

Me ne dispiace.

GIUSEPPE

_(rabbioso)_ Io, al contrario, me ne compiaccio; e, se non ne fossi
stato sicuro, non sarei rimasto accanto a lei. _(Seccato dalla presenza
di Faustina, rimette in fretta i fiori nel canestro per andarsene.)_

GIULIA

Non vi arrabbiate, Giuseppe. A Faustina pare che io debba essere ancora
una bambola, perchè quando lasciò la casa della mamma io avevo da poco
allungate le vesti e tutte e due ancora «bambola» mi chiamavano.

FAUSTINA

_(a Giuseppe:)_ E poi, se avessi detto che avrei voluto trovarla
consolata con un altro marito, capirei la vostra collera. Ma io, nemmeno
per sogno! Un altro marito?! Non ci mancherebbe che questo! Ne dettero
uno anche a me, mezzo secolo fa, perchè profittarono che non sapevo di
che si trattasse. Ma dopo di lui, caro don Giuseppe, pace all'anima sua,
ci feci croce. Se i mariti non fossero uomini, be', si potrebbe chiudere
un occhio. Ma con gli uomini?! Dio ne scampi i cani!

GIUSEPPE

_(prendendo il canestro e avviandosi in furia)_ E con le donne!?... Per
conto mio, mai niente!

FAUSTINA

Me ne congratulo con voi!

GIUSEPPE

_(alzando le spalle sgarbatamente, sta per uscire.)_

GIULIA

Un momento, Giuseppe....

GIUSEPPE

_(s'arresta e si volta)_ Comandate.

GIULIA

Quando arriva la carrozza, avvertitemi immediatamente.

GIUSEPPE

Beninteso.

GIULIA

E badate che deve venire il dottor Manlio Ardenzi. Potete farlo passare.

GIUSEPPE

_(con un atto di umile meraviglia)_ Lo volete ricevere?!

GIULIA

È un discepolo di Raimondo; è il segretario del Comitato. Mi ha scritto
che gli è necessario di parlarmi prima che io esca di casa.... Non posso
scacciarlo.

GIUSEPPE

_(non sa dissimulare il suo vivo malcontento, ma, accigliato, si
rassegna per obbedienza.)_ Lo farò passare. _(Esce.)_


SCENA III.

GIULIA _e_ FAUSTINA.


FAUSTINA

Ma che cos'è? Vi fa il cane di guardia?

GIULIA

_(con bontà e mestizia)_ Poverino! È stato abituato a volermi bene così.

FAUSTINA

Un bene da far mancare il respiro!

GIULIA

_(mutando -- con vivacità affettuosa)_ E tu?... Dimmi di te, dimmi di te,
Faustina. Se tu sapessi che piacere il rivederti! Da dieci minuti in qua
mi pare di essere meno sola, e anche meno infelice. La tua cara
parlantina di brontolona allegra mi fa un po' rivivere la mia
fanciullezza. Ah, che beneficio ne sento! Parla, parla, Faustina! Perchè
sei scomparsa? Come te la sei cavata tutto questo tempo? Che hai fatto?
Dove sei stata?

FAUSTINA

In America sono stata!

GIULIA

Ma brava!

FAUSTINA

Si, si, un bell'affare! Mi avevano dato ad intendere che laggiù le
monete d'oro venissero fuori come i funghi....

GIULIA

_(animandosi e interessandosi)_ E invece?

FAUSTINA

Ho lasciato il paese dell'oro con quindici soldi in saccoccia.

GIULIA

_(guardandola graziosamente da capo a piedi)_ Però... però... sei tutta
elegante, oggi.

FAUSTINA

E vi pare che questi paramenti siano roba di mia proprietà? Me li son
presi a prestito per fare un po' di festa a voi. Ma la faccenda, cara la
mia bambola, è molto seria. Sono agli estremi!

GIULIA

_(con un lampo di giocondità)_ Faustina!... Di': ti piacerebbe di
tornare con me?

FAUSTINA

E non l'avevate ancora capito che per questo sono qui?

GIULIA

Io mi ti piglio a braccia aperte.

FAUSTINA

Sono piuttosto sconquassata, è vero, ma per lavorare....

GIULIA

Al posto che ti darò io non farai nessuna fatica. Ti darò nientedimeno
che il posto di portinaia nel mio ospizio.

FAUSTINA

Nel vostro ospizio?!

GIULIA

Sicuro! Sarà inaugurato ben presto. Vedrai che cosa bella.... Io fondo
un ospizio, Faustina. Col patrimonio che m'ha lasciato il povero
Raimondo, io istituisco un ricovero per le vedove indigenti. Capisci
ora? Parlo di quelle, naturalmente, che per la loro condizione sociale
non possono guadagnarsi da vivere. Ma, spieghiamoci: bisogna,
soprattutto, che non abbiano l'intenzione di rimaritarsi; bisogna che si
propongano di fare una vita modesta, rassegnata, tranquilla, umile;
quasi monastica, insomma.

FAUSTINA

_(attonita e compiaciuta)_ Oh, guarda, guarda, guarda!... E voi?

GIULIA

Io starò nel ritiro come le altre. Sarò la sorella maggiore, sarò la
direttrice....

FAUSTINA

Una specie di madre badessa?

GIULIA

_(con gaiezza)_ Precisamente: una specie di madre badessa!

FAUSTINA

Ed io la guardiana?

GIULIA

E tu la guardiana.

FAUSTINA

_(giubilante)_ Ma questa dell'ospizio è stata un'idea coi fiocchi!

GIULIA

Ci vieni?

FAUSTINA

Mi spetta di diritto. Più indigente e più vedova di me, dove la trovate?

GIULIA

_(sempre più animandosi alle celie della buona donna e secondandola)_
Hai l'intenzione di rimaritarti tu, Faustina?

FAUSTINA

Neanche se torno a nascere!

GIULIA

Quand'è così, non c'è nulla in contrario!

FAUSTINA

Voto di castità e posto di portinaia!

      _(Ridono un poco tutte e due.)_

GIULIA

Ed ora, fila, fila, fila, vecchia mia. Tu ti pigli tutto il mio tempo,
ed io ho ancora da pettinarmi e da vestirmi.

FAUSTINA

A pettinarvi e a vestirvi, almeno fino a che non entro in carica, ci
penso io, perbacco!

GIULIA

Non te ne vuoi andare?

FAUSTINA

Fossi pazza! Provvisoriamente, io mi pianto in casa vostra.

GIULIA

_(con una piccola esultanza infantile)_ E oggi mi pettini proprio tu?
Proprio tu, come una volta?

FAUSTINA

Come una volta, non so, perchè, allora, dei vostri capelli ero io la
padrona.

GIULIA

È vero, Faustina. E nelle tue mani diventavano più lucidi, più folti....

FAUSTINA

Di questo non ce n'era bisogno, perchè avevate in testa una massa di
seta così!

GIULIA

Che belle treccie, Faustina, mi lasciavi cadere sulle spalle!

FAUSTINA

E avete dimenticato quando di nascosto ne tagliai una ciocchetta per
darla allo studente che mi rompeva le scatole?

GIULIA

Ah, furfante! Me lo dicesti dopo di avergliela data, e mi facesti
piangere.

FAUSTINA

Evvia che non mi rimproveraste poi molto!

GIULIA

E pensare che continueranno a passar gli anni come tanti ne sono passati
e quel coso lì, per colpa tua, possederà sempre una ciocca dei miei
capelli!

FAUSTINA

E di che vi preoccupate? Potete essere sicura che quelli non
imbiancheranno mai.

GIULIA

Non tocchiamo questo tasto, Faustina. Sai che comincio ad averne dei
capelli bianchi? Ne ho già trovati quattro o cinque.

FAUSTINA

_(con un gesto comico di spavento)_ Misericordia! _(Per chiasso le
guarda i capelli sulla fronte e sulla nuca.)_

GIULIA

A prima vista non si scorgono, ma chi sa che non siano di più.

FAUSTINA

_(sciogliendole ad un tratto i capelli)_ Aspettate un momento che
Faustina vi dirà con precisione a che ne siamo.

GIULIA

_(scansandosi e irritandosi un poco con una specie di pudore
ingenuamente civettuolo)_ No! No!... Che fai?...

FAUSTINA

_(in tono d'allarme burlesco)_ Uh, quanti!

GIULIA

_(sùbito, con dolorosa meraviglia)_ Davvero!?

FAUSTINA

_(tutta festosa, allargandole quasi con orgoglio il manto dei capelli
sulle spalle)_ Ma che! Neppure uno bianco... e neppure uno di meno! La
stessa ricchezza, lo stesso tesoro d'una volta!

GIULIA

_(sfuggendola col viso tutto rilucente di soddisfazione femminile)_
Niente! Niente! Non ti credo.... Non ti credo....


SCENA IV.

GIULIA, FAUSTINA, MANLIO, _indi_ GIUSEPPE.


MANLIO

_(arrestandosi di là dalla soglia, con molto riguardo)_ Permesso?

GIULIA

_(facendo un salto, -- a Faustina:)_ Oh Dio! Lo vedi che figura mi fai
fare! _(Cercando di celarsi e attorcigliandosi i capelli)_ Abbia
pazienza, signor Ardenzi.... Un minuto solo....

MANLIO

Prego, prego.... _(Vedendo l'imbarazzo di Giulia, discretamente, senza
guardare, si ritira e si riduce dietro il muro.)_

GIULIA

Presto, Faustina! Presto! Le forcinelle dove sono?

FAUSTINA

_(aiutandola a raccogliere e a fissare i capelli sulla testa)_ Eccole
qua: le ho io. Ma perchè tutta questa paura? Non sono già i capelli che
bisogna nascondere agli uomini.

GIULIA

Che c'entra! È sempre una sfacciataggine mostrarsi coi capelli scinti.

FAUSTINA

_(mettendo a posto le forcinelle e dando delle occhiate alla porta)_
State tranquilla, perchè quello lì ha avuta tanta paura di guardarvi
quanta voi ne avete avuta di farvi guardare.

GIULIA

_(dopo essersi chiusa la vestaglia al collo)_ Avanti, signor Ardenzi....
Venga pure.

MANLIO

_(in redingote d'occasione e con in mano il cappello e un piccolo
fascicolo di carta scritta, entra stranamente impacciato ed emozionato)_
Io sono mortificatissimo, signora, di essere giunto molto
inopportuno....

GIULIA

_(allungando in fretta le maniche che si è accorta di avere ancora
rimboccate)_ Ma no.... Devo io, invece, fare delle scuse a lei.

MANLIO

Ho tanto pregato il suo servo affinchè mi annunziasse!... Egli mi ha
riconosciuto e si è anche ricordato d'avermi introdotto qui molto tempo
fa con... Luciano Marnieri; ma intanto non ha voluto annunciarmi.
Stizzosamente mi ha ripetuto più volte che potevo passare ed io....

FAUSTINA

_(osserva Manlio con la coda dell'occhio.)_

GIULIA

_(a Manlio:)_ Non è il caso di preoccuparsi così.... Ero un po' in
disordine, ecco.

FAUSTINA

_(accostandosi a Giulia, sottovoce:)_ Posso andare ad aspettarvi nella
vostra camera?

GIULIA

Certo.

FAUSTINA

Dov'è?

GIULIA

_(indicando a sinistra)_ È di là.

FAUSTINA

_(pianissimo)_ Col patto che non dimentichiamo la regola del ritiro.

GIULIA

Cioè?

FAUSTINA

Uomini, mai più!

GIULIA

_(dandole un colpetto con la mano sulla spalla e facendosi quasi seria)_
Scioccona!

FAUSTINA

_(accenna una riverenza a Manlio, ed esce a sinistra.)_

MANLIO

_(si arresta verso il fondo non osando di avanzarsi.)_

GIULIA

Smetta il cappello. Segga. _(Ella siede.)_

MANLIO

Grazie.... _(Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in
piedi, un po' stralunato.)_

GIULIA

_(guardandolo con una certa meraviglia)_ Non vuole sedere?

MANLIO

_(sedendo inquieto)_ Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il
mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare
astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore
l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in
un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più
nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non
potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una
strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi
occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di
mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.

GIULIA

_(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei,
assume un contegno chiuso e fiero.)_ Ella avrebbe potuto espormi nella
sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.

MANLIO

Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di
studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi.
M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è
sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua
moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E
giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto
l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...

GIULIA

_(ha un movimento di fastidio, e con severità inarca le sopracciglia,
soffrendo e tormentandosi nella prudenza disdegnosa.)_ Ma, scusi...:
perchè, perchè occuparsi di me?!

MANLIO

Nessun elogio da tributarsi a quell'uomo potrebbe essere più
significativo e più commovente di questa specie di tempio che ella
innalza accanto alla tomba di suo marito.

GIULIA

_(contenendosi nervosamente)_ Lo innalzo per me, per me: non per
mostrarlo agli altri.

MANLIO

_(animandosi con entusiasmo)_ Agli altri parrà pur sempre il simbolo
solenne d'una fedeltà esemplare! L'ammirazione che ella desta in tutti
non le consentirà di nascondere tanta sublimità.

GIULIA

_(scattando in un imprudente sfogo di ambascia)_ Ma è appunto da questa
ammirazione che io vorrei finalmente liberarmi! Mi sembra che tutti i
miei palpiti, che tutte le mie lagrime, che tutti i miei spasimi abbiano
il controllo quotidiano dell'ammirazione! Mi sembra d'essere vigilata,
quasi che l'umanità non possa oramai più vivere senza la mia virtù! E io
ne sono soffocata, sì, ne sono soffocata nell'anima, perchè ho
l'impressione che mi si tolga perfino la libertà di pensare, di sentire
e di spasimare come e quanto voglio io!

MANLIO

_(scosso, confuso, si alza. Poi balbetta:)_ Se avessi potuto
prevedere....

GIULIA

_(levandosi imbarazzata)_ No... non badi, non badi alle mie parole....
Sono sempre un po' nervosa.... Non so io stessa ciò che ho detto....
Volevo solamente pregarla di non parlare nè del mio ospizio, nè di me.
Oggi, sarò lì per un dovere a cui non saprei sottrarmi. Ma desidero e
spero che almeno lei e tutti quelli che mi hanno conosciuta al fianco di
Raimondo Artunni accondiscendano a considerarmi, da oggi in poi, come
una persona morta.

MANLIO

Per conto mio, intanto, le garantisco che oggi mi guarderò bene dal
pronunciare il suo nome.

GIUSEPPE

_(entra dalla comune senza avanzarsi, come aspettando d'essere visto. Ha
in mano un vassoio.)_

GIULIA

Che c'è, Giuseppe?

GIUSEPPE

Una signora chiede d'essere ricevuta.

GIULIA

Chi è?

GIUSEPPE

È una signora attempata. Dall'aspetto si vede che è una gentildonna. Mi
ha dato il suo biglietto. _(Si avanza sogguardando Manlio con ostilità e
diffidenza e le porge il biglietto nel vassoio.)_

GIULIA

_(legge il nome ed ha un forte sussulto. Poi, dopo una evidente
titubanza)_ Credo che sia molto tardi.... Io devo essere pronta per
uscire.... È venuta la carrozza, Giuseppe?

GIUSEPPE

Non ancora.

GIULIA

Ebbene,... se questa signora è disposta ad attendere qualche minuto,
tanto che io abbia il tempo di vestirmi,... potete farla entrare.

GIUSEPPE

Va benissimo. _(Esce.)_

GIULIA

_(a Manlio:)_ Io ho la sua promessa, non è vero?

MANLIO

_(mettendosi la mano sul petto)_ Certamente!

GIULIA

_(accomiatandosi)_ Buon giorno, signor Ardenzi.

MANLIO

I miei rispetti, signora.

GIULIA

_(esce a sinistra.)_

MANLIO

_(disorientato, quasi mortificato, si stringe nelle spalle come per
dire: «ho fatto male», e prende sollecitamente le sue carte e il suo
cappello. Sul punto d'uscire s'imbatte nella signora Marnieri.)_


SCENA V.

MANLIO _e_ LA SIGNORA MARNIERI.


MANLIO

_(con una espressione di stupore e quasi di spavento)_ Signora Marnieri!
Voi qui?

LA SIGNORA MARNIERI

_(che entrava timidissimamente, nel trovarsi faccia a faccia con Manlio,
ha avuto come un urto ed è rimasta sconcertata e smarrita.)_ Sì,...
vengo... a chiedere un piccolo favore alla signora Artunni....

MANLIO

Voi non l'avete mai conosciuta di persona.... Sicchè, non un favore da
chiedere, ma una ragione più impellente deve avervi decisa a venire da
lei.

LA SIGNORA MARNIERI

_(trepidante, spaurita)_ Perchè mi dite questo?

MANLIO

Perchè a traverso ciò che vostro figlio mi ha scritto dal suo esilio
pochi giorni fa, egli mi sembrava tutt'altro che tranquillo.

_(Parlano entrambi circospetti, con la preoccupazione di potere essere
ascoltati.)_

LA SIGNORA MARNIERI

_(con le lagrime nella voce)_ Tutt'altro, tutt'altro che tranquillo! Io
ho tanta paura.... Se sapeste!... Non vivo più!

MANLIO

Ma bisogna convenire che questa frenesia crescente per una donna di cui
non ha mai posseduto nè il corpo nè il cuore è un caso inesplicabile.

LA SIGNORA MARNIERI

Quanto più allontanate dall'acqua un assetato, tanto meno egli si
rassegna alla sete. E poi, come potete giudicare voi!? Luciano è nato
così. Luciano è l'uomo della febbre e del martirio. Io l'ho visto
fanciullo vegliare le notti intere in una specie di tormento mistico
come un piccolo asceta d'altri tempi! All'ascetismo d'una volta ora ha
sostituito una donna, e questa donna sarà la fiamma della sua anima per
tutta la vita! _(Indi, tremebonda, vincendo appena il suo ritegno)_
Ditemi con franchezza, signor Manlio,... credete utile che io le parli?

MANLIO

_(in un tono di vivo rammarico)_ Purtroppo, la vostra idea mi sembra
assolutamente assurda.

LA SIGNORA MARNIERI

_(desolata, ma ancora tutta presa dalla sua istintiva illusione)_ È
assurdo sperare che una donna buona si commuova alla sorte d'un giovane
che si consuma per lei?

MANLIO

_(con intensità)_ Voi dimenticate che fra lei e Luciano vi è un morto
che è stato qualcuno per tutti e due.

LA SIGNORA MARNIERI

Ma Luciano ha fatto per lui quello che solamente un santo avrebbe potuto
fare.

MANLIO

Lo riconosco.

LA SIGNORA MARNIERI

E dunque?!

MANLIO

Io non vi esprimo soltanto un convincimento mio: io personifico, per
così dire, il criterio, l'opinione, il convincimento generale. La
fedeltà della vedova Artunni all'uomo di cui ella è stata la compagna
perfetta pare oramai a tutti come proclamata da una legge immutabile!

LA SIGNORA MARNIERI

_(concitatissima e abbassando ancora di più la voce)_ No, no, signor
Manlio; io le parlerò, io le parlerò, perchè,... malgrado tutto, mi
giunge insistentemente una voce segreta che mi consiglia di sperare.

MANLIO

Sicchè, in fondo, voi sperate che ella finirà con l'amare Luciano?!...

LA SIGNORA MARNIERI

Potrebbe amare in lui l'_Amore_, e ciò sarebbe già il principio di
qualche cosa.

MANLIO

Signora mia, io non voglio aggiungere più nulla. Me ne vado, e vi auguro
con tutto il cuore che, in un modo o in un altro, la provvidenza vi
assista.

LA SIGNORA MARNIERI

_(urgentemente)_ Ma se scrivete a Luciano, per carità!, attento a non
dargli il sospetto di avermi vista in casa di lei. Mi maledirebbe!

MANLIO

Pensate che io non abbia capito sùbito che ci eravate venuta di
nascosto?

LA SIGNORA MARNIERI

_(con un tenero accento giustificativo)_ Non ci sarei potuta venire
altrimenti....

MANLIO

_(dà un sospiro di compianto. Indi, risolutamente)_ Be', vi saluto,
signora Marnieri.

LA SIGNORA MARNIERI

A rivederci, signor Manlio.

MANLIO

_(esce.)_


SCENA VI.

LA SIGNORA MARNIERI _e_ GIULIA.


LA SIGNORA MARNIERI

_(rimasta sola, è invasa di nuovo dallo sconforto. In piedi, girando un
po' gli sguardi trepidi intorno, non osa neppure di muoversi. Le sembra
di essere un'intrusa in quella casa. Le sembra di non dover respirare
l'aria che respira. Lo sconforto aumenta. Ella rivolge gli occhi al
cielo in atto di umile preghiera. Quando, con l'orecchio vigile, ode
lievemente un rumore di passi, ricompone la fisonomia e con intensa
emozione aspetta.)_

_(Entra GIULIA. -- Indossa un abito quasi di lutto, sobrio, severo, ma
piuttosto elegante. In testa un piccolo cappellino chiuso con la veletta
alzata sulla fronte.)_

GIULIA

_(vedendo la signora Marnieri, accentua un contegno impenetrabile, e
riserbatamente saluta:)_ Signora....

      _(Le due donne si osservano.)_

LA SIGNORA MARNIERI

Mi sono permessa di presentarmi da me... perchè ho contato sulla sua
cortesia,... sulla sua indulgenza.... E poi ho pensato che probabilmente
il mio nome... non le sarebbe giunto nuovo.

GIULIA

_(con una quasi impercettibile espressione di risentimento, la invita a
sedere)_ Si accomodi, signora Marnieri.

LA SIGNORA MARNIERI

_(ancora in piedi)_ Ma vedo che sta per uscire.... Se la disturbo....

GIULIA

La prego di accomodarsi!

LA SIGNORA MARNIERI

Per accontentarla.... _(Siede.)_

GIULIA

_(sedendo anche lei)_ A che debbo, signora, la sua visita?

LA SIGNORA MARNIERI

Ecco... io desideravo, anzitutto, di conoscerla.... Lo desideravo
vivamente!

GIULIA

È un desiderio del quale non saprei rendermi ragione....

LA SIGNORA MARNIERI

Ho sentito dire tanto bene di lei....

GIULIA

_(diventando più guardinga)_ Non si desidera di conoscere tutte le
persone di cui si sente dir bene.

LA SIGNORA MARNIERI

Ma lei... non è per me una persona come un'altra.

GIULIA

_(trasalisce.)_

LA SIGNORA MARNIERI

C'è qualche cosa... che mi spinge verso di lei ed a cui non ho resistito
fino ad oggi... che per il timore di riuscirle fastidiosa.

GIULIA

_(schivandosi con perplessità dissimulata)_ Non comprendo, signora.

LA SIGNORA MARNIERI

È giusto. Non può comprendere. _(Titubante e incapace di vincere la
titubanza, cerca parole incerte e prudenti)_ Se fossi almeno sicura di
non darle troppo fastidio, le chiederei la grazia... insperata... di
ascoltarmi,... e allora... forse....

GIULIA

_(dibattendosi tra la tentazione di ascoltare e l'austerità che si è
imposta)_ Io non ho il diritto... d'impedire ch'ella parli....

LA SIGNORA MARNIERI

_(credendosi incoraggiata, ma avendo sempre nella voce il tremito della
timidità pavida)_ Ho detto che c'è qualche cosa che mi spinge a lei
irresistibilmente, ma ho detto poco. Avrei dovuto dire -- e non l'ho
osato sùbito -- che lei è la speranza da cui sono sorretta, che lei è il
battito incessante del mio cuore di madre....

GIULIA

_(interrompendola con un amaro slancio inconsulto)_ Io non sono
responsabile, signora Marnieri, della strana esaltazione di suo figlio!

LA SIGNORA MARNIERI

_(in uno scatto di sorpresa)_ Ma, dunque, lei sa tutto?!

GIULIA

Malauguratamente, so abbastanza!

LA SIGNORA MARNIERI

E come ha potuto sapere quello che egli le ha sempre celato?

GIULIA

No.... Abbia la bontà: non m'interroghi su questa circostanza.
L'essenziale è che io sono profondamente meravigliata che il tempo non
abbia estirpato dall'animo d'un giovane onesto un sentimento malsano e
ingiustificabile!

LA SIGNORA MARNIERI

_(prorompendo)_ Ah, signora! Quel sentimento è diventato più vivo, più
ostinato, più forte che mai, e la giovinezza del mio Luciano ne sarà
distrutta lentamente o troncata d'un colpo!

GIULIA

Questo è il grido d'allarme d'una madre che vede più gravi e più acute,
di quanto davvero non siano, le sofferenze del suo figliuolo. Ma nessuna
giovinezza si lascia realmente distruggere da un amore.

LA SIGNORA MARNIERI

Non è il grido d'allarme di una madre, no, perchè io ho voluto essere e
sono difatti, soprattutto, l'amica di mio figlio. Sono l'amica, a cui
egli ha confidato ogni più piccolo segreto fin da quando ancora bambino
cominciò precocemente a temere i pericoli della vita. Quello che le ho
riferito non è una supposizione della madre costernata: è bensì il
segreto di lui rivelato a me in una confessione d'ogni giorno.
Allontanandosi da questa città due anni or sono, sognava egli stesso di
guarire e fidava nella lontananza, fidava nella fermezza del proprio
carattere e in tutto quanto la sua età gli prometteva. Mi proibì di
seguirlo, nè io l'avrei potuto seguire, perchè in casa, mio marito, che
ha molti anni più di me, e mia figlia, che lavora, abbisognano di tutte
le mie cure; ma non ho mai cessato di stare col pensiero accanto al mio
Luciano e d'interrogarlo con quella dolcezza che ha sempre trovate le
vie più intime del suo cuore. Ebbene, signora, le lettere che egli mi ha
scritto fino ad oggi sono i documenti d'una esistenza travagliata che si
agita tristemente come in una fitta oscurità, chiedendo un poco di sole!
La lontananza, la fermezza del suo carattere e le risorse della sua età
non lo hanno guarito! Lei dice che nessuna giovinezza sì lascia
distruggere dall'amore...; ma io -- mi perdoni se mi esprimo con troppa
sincerità -- non credo che questo sia il suo convincimento. Una creatura
buona e dolente come lei sa per prova che i dolori umani non hanno
limite e sa per istinto che l'amore può essere il più grande dei dolori!

GIULIA

_(con gli occhi bassi, pianamente)_ L'ho ascoltata per il rispetto che
lei ha saputo impormi; ma ho fatto male ad ascoltarla.

LA SIGNORA MARNIERI

Perchè?...

GIULIA

_(con asprezza angosciosa)_ Perchè anche la compassione a cui mi si
costringe per un uomo che mi ama è una viltà della mia coscienza.

LA SIGNORA MARNIERI

La compassione non è mai una viltà!

GIULIA

_(energicamente)_ Sono io che devo giudicarmi, signora Marnieri, e la
clemenza sua non renderà me più clemente verso me stessa! Del resto, che
cosa potrebbe mutare per la mia compassione?

LA SIGNORA MARNIERI

_(paurosa)_... Anche dalla compassione... può nascere l'affetto.

GIULIA

_(drizzandosi in piedi con una immediata irruenza dolorosa)_ Avrei il
dovere di morire se sapessi di amare! _(Breve pausa.)_ Il nostro
colloquio, signora Marnieri, è durato già troppo.

LA SIGNORA MARNIERI

_(si leva con umiltà.)_

GIULIA

_(continuando)_ Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata
neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho
raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene,
dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno
colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne
ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!

LA SIGNORA MARNIERI

_(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della
voce)_ No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa
nulla!

GIULIA

_(spalanca gli occhi e indietreggia.)_ _(Un silenzio.)_ _(Poi, quasi
sottomessa)_ Le domando perdono di avere offeso suo figlio.

LA SIGNORA MARNIERI

_(con pari sottomissione)_ Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo
sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da
Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il
povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il
sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono
acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse
mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà
a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa
infelicità del mio figliuolo.

GIULIA

_(profondamente commossa)_ Non è così, signora Marnieri. Da me lei non
deve aspettarsi nè odio nè rancore. _(Con tenera lealtà)_ Tutt'altro!...
So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a
lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la
tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel
giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta
migliore.

LA SIGNORA MARNIERI

Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! _(Piange.)_

      _(Un silenzio.)_

GIULIA

_(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un
piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:)_ Via,
non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una
sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con
cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi
cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le
trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi
può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E
che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare
sulla terra?... _(Il suo volto è rigato di lagrime.)_

LA SIGNORA MARNIERI

_(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle
parole non l'hanno convinta.)_ _(Si asciuga gli occhi.)_ Addio, signora.

GIULIA

Addio.

LA SIGNORA MARNIERI

_(dopo una breve esitazione, con un poco di voce tremante)_... Non mi
permetterà di rivederla qualche volta?

GIULIA

_(tra l'oscura necessità di rifiutare e il bisogno istintivo di cedere,
col cuore che le rompe il petto, debolmente mormora:)_ Se lei lo
vuole....

LA SIGNORA MARNIERI

La ringrazio. _(Guardandola con devota effusione, le stende la mano.)_

GIULIA

_(glie la stringe, evitando quegli sguardi riconoscenti.)_

LA SIGNORA MARNIERI

_(trattenendo nella sua la mano di lei e stringendogliela più forte,
ancora con le lagrime che le vagano sulle pupille, quasi interrogandola,
fiatando appena, ripete:)_ La ringrazio. _(Si distacca penosamente, ed
esce.)_

GIULIA

_(stanca, trasognata, rapita come da una ineluttabile influenza
sovrumana, lentamente siede e resta immota guardando dinanzi a sè un
punto lontanissimo, con i grandi occhi estatici.)_

      _(Passa qualche istante.)_


SCENA VII.

GIULIA _e_ GIUSEPPE.


GIUSEPPE

_(tutto vestito a lutto, con l'abito abbottonato, portando in una mano
un cappello col velo nero, nell'altra, col braccio quasi penzoloni, il
piccolo mazzo di fiori, comparisce in fondo, compunto e austero. Vedendo
che Giulia non si accorge di lui, annunzia con voce poca e grave:)_
Signora Giulia, la carrozza del Comitato è venuta.

GIULIA

_(ha un piccolo soprassalto. -- Rabbrividisce.)_ _(Pausa.)_ _(La sua
fisonomia si muta.)_ _(Ella cala la veletta sul viso e si leva.)_
Eccomi, Giuseppe.... Sono pronta. _(Quindi si avvia.)_

GIUSEPPE

_(diritto, con le spalle allo stipite, aspetta con solennità che ella
gli passi davanti.)_


      _(Sipario.)_




ATTO QUARTO.

_Un camerone bislungo che va un po' restringendosi in fondo. C'è
nell'ambiente qualche cosa di claustrale. Le pareti sono bianche e nude.
L'alto soffitto è a volta. A destra, una prima porta su cui è scritto:
Direzione; e, a sinistra, dirimpetto a questa porta, un corridoio che
s'interna nell'edifizio. Poi, un'altra porta a ciascuna delle due pareti
laterali. L'angolo sinistro del camerone è tagliato dall'ampio vano ad
arco d'una scala che discende. Nel centro della parete di fondo è un
largo finestrone dal parapetto basso. Oltre un tavolino di noce che è
sul davanti, verso il lato destro, e poche seggiole solide e pulite,
nessun'altra suppellettile interrompe quella nuda e serena semplicità.
Dal punto mediano della volta pende un ferro che sostiene una sola
lampada elettrica sotto un cupolino di porcellana. Una più piccola
lampada è nel vano della scala. Un'altra dinanzi all'uscio della
Direzione. La chiavetta della luce è alla parete in fondo, presso il
vano della scala._


SCENA I.

SUORA ELISABETTA, FAUSTINA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA ANTONUCCI,
ADALGISA, DONNA SOFIA, UNA VECCHIETTA.

_(È il vespero. Le lampade sono spente. Il camerone è nella penombra.
Dalla grande finestra aperta si vede, come un quadro in una cornice, il
profilo di qualche casa, di qualche terrazza, di qualche campanile,
sull'orizzonte che va abbuiandosi e il luccichio tremulo delle prime
stelle. Con le spalle voltate alla finestra e poco da essa discoste,
sono sedute, formando quasi un semicerchio: SUORA ELISABETTA, che è una
monaca senza connotati speciali; la MARCHESA ANTONUCCI, che è una
signora sui quarantacinque anni dallo aspetto molto signorile; la
signora GILBERTA MIRELLI, giovanissima, esile, con un viso pieno di
soavità, vestita a lutto; ADALGISA, dall'età un po' incerta tra i trenta
e i trentacinque anni, dall'aspetto ambiguo, ora gaio ed ora
malinconico, vestita un po' in disordine, ma non senza una certa grazia
bizzarra; DONNA SOFIA, una vecchia nitida e atticciata dai capelli
bianchissimi; Faustina, che indossa una veste grigia arieggiante
un'uniforme; e UNA VECCHIETTA decrepita, raccorciata e magra, col dorso
curvo, avvolto in uno scialletto nero.)_

_(SUORA ELISABETTA sta nel mezzo della schiera, e la sua cuffia monacale
biancheggia nella penombra fra le due ali del semicerchio. Ella
presiede, fredda, impassibile, quasi macchinalmente, la piccola
adunanza, per le preghiere della sera. Il rosario è stato già recitato;
ed ora le litanie sono al termine. La sua voce monotona propone. Le voci
delle donne raccolte intorno a lei monotonamente rispondono a coro.)_

SUORA ELISABETTA

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

LE ALTRE

Parce nobis, Domine.

SUORA ELISABETTA

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

LE ALTRE

Exaudi nos, Domine.

SUORA ELISABETTA

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....

LE ALTRE

Miserere nobis.

_(TUTTE si fanno il segno della croce e si alzano. Soltanto la
VECCHIETTA disseccata e curva resta seduta.)_

FAUSTINA

E anche stasera ci siamo lavata la coscienza.

SUORA ELISABETTA

_(volta la chiave della luce elettrica. Le tre lampade rischiarano
discretamente il camerone. Poi, ella si avvicina alla VECCHIETTA e le
offre il braccio. L'aiuta ad alzarsi e con lei, piano piano, infila il
corridoio.)_

      _(Tutte e due spariscono.)_

DONNA SOFIA

_(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:)_ Questa è sedia di
mia pertinenza.

_(DONNA SOFIA trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che
gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende
dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli
occhiali, si mette a leggere. La MIRELLI trascina una sedia qualunque e
siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di
strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. FAUSTINA,
servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la MARCHESA ANTONUCCI
e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto
alla SIGNORA MIRELLI. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino
e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue
lorgnettes col manico dorato. ADALGISA si è affacciata al finestrone e
si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche
cosa.)_

SUORA ELISABETTA

_(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)_

ADALGISA

Avete fretta, suora Elisabetta?

SUORA ELISABETTA

Ho da fare, giù, al primo piano.

ADALGISA

Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra
vicina.

FAUSTINA

Non andate a guardare, suora Elisabetta!

SUORA ELISABETTA

_(senza intendere)_ Ma che è?

ADALGISA

Non è mica il diavolo. È una bella ragazza che dal suo terrazzino fa il
telegrafo dei fiammiferi con un giovanotto dirimpetto.

SUORA ELISABETTA

Avete buon tempo, signora Adalgisa. Per cento anni! Per cento anni! _(Va
via per la scala.)_

FAUSTINA

A due passi di distanza da un ospizio come questo, è uno scandalo!...

ADALGISA

_(divertendosi della collera di Faustina, ride e la stuzzica)_ Come
portinaia dell'ospizio, voi potreste ricorrere alle autorità contro
quella ragazza.

FAUSTINA

Io ricorrerei contro quell'impostore del giovanotto! Avete capito?

ADALGISA

_(continuando a stuzzicarla)_ Ditelo, ditelo a donna Sofia ciò che ne
pensate degli uomini.

FAUSTINA

Ciò che io penso degli uomini, se non temessi d'essere udita dalla
signora Giulia che è qui accanto a far l'infermiera alla Ferrucci, lo
griderei a voi con parole rotonde così! _(Fa il gesto.)_

DONNA SOFIA

_(levando un po' gli sguardi dal giornale)_ Ma proprio non vi vanno a
genio gli uomini?

FAUSTINA

_(con una smorfia di ribrezzo)_ Maria Santa!... _(Scappando via per la
scala con le mani in alto)_ Alla larga! Alla larga!... Libera nos,
Domine!

LA MARCHESA

_(con un languore di noia, facendo cadere il libro sul tavolino e
guardando con le lorgnettes la signora Mirelli)_ Più veloci del solito,
stasera, le vostre dita di fata.

LA SIGNORA MIRELLI

Vorrei terminare questo ricamo, marchesa, prima di lasciare l'ospizio.

LA MARCHESA

Domani la partenza?

LA SIGNORA MIRELLI

Sì, nel mattino. Sono aspettata a Roma dall'avvocato che mi ha fatto
recuperare il piccolo patrimonio del mio povero Ferdinando.

LA MARCHESA

_(sospirando)_ Non più indigenza per voi!

LA SIGNORA MIRELLI

Non sarò ricca, ma il beneficio di questa casa non mi spetta più.

LA MARCHESA

Voglio regalarvi, per mio ricordo, un prezioso pizzo d'Inghilterra. È
l'ultimo avanzo... dei miei tempi felici! Lo accettate?

LA SIGNORA MIRELLI

Siete molto buona, marchesa.... Ma perchè privarvene?

LA MARCHESA

_(con tristezza)_ Per me, oramai!... Voi state per riavvicinarvi al
mondo; mentre io so bene che non uscirò mai più da questa prigione dello
spirito. _(Mutando)_ Desidero che del mio pizzo sia guernito il primo
abito da festa che dovrete indossare.

LA SIGNORA MIRELLI

Io mi ritiro in campagna, marchesa, e indosserò l'abito nero finchè
campo.

LA MARCHESA

_(alzandosi)_ Chi lo sa! Avete ventidue anni. È ancora l'età degli
equivoci sentimentali.

LA SIGNORA MIRELLI

_(con tranquillo e semplice convincimento)_ Oh no! Per me, equivoci non
ce ne sono.

LA MARCHESA

_(sorridendo d'incredulità)_ Vedrete, vedrete! Torno sùbito. _(Esce per
la seconda porta a destra.)_

ADALGISA

_(dal finestrone, vivacemente)_ Donna Sofia!

DONNA SOFIA

Che volete?

ADALGISA

Stasera, oltre i fiammiferi, abbiamo anche una candela accesa.

DONNA SOFIA

_(senza levare gli occhi dal giornale)_ Candela accesa, amore che
consuma.

      _(Un silenzio.)_


SCENA II.

GIULIA _e_ LE ALTRE.


GIULIA

_(entra dalla porta a sinistra. Indossa un abito severo, ma garbato,
quasi grazioso. -- Negli occhi una cupezza di mistero. Il viso un po'
emaciato. Sulla fronte come una luce di alterigia. -- Appena entrata, si
ferma. Nessuna delle tre donne la vede. Ella guarda più specialmente la
signora Mirelli, che le volge le spalle. Atteggia le labbra a una vaga
sorridente dolcezza, e, pian pianino, senza farsi sentire, le si
accosta, le mette le mani sugli occhi e, cangiando un po' la voce con
grazia affettuosa, domanda:)_ Chi sono?

DONNA SOFIA

_(si volta, si alza e tace per non guastare il giuoco.)_

ADALGISA

_(si volta anche lei, e tace e aspetta.)_

LA SIGNORA MIRELLI

_(senza esitare, risponde)_ La nostra benefattrice, il nostro angelo....

GIULIA

Niente, niente!

LA SIGNORA MIRELLI

La nostra direttrice....

GIULIA

Nemmeno.

LA SIGNORA MIRELLI

L'amica nostra, l'amica mia....

GIULIA

_(togliendole le mani dagli occhi)_ Ora sì.

LA SIGNORA MIRELLI

_(alzandosi)_ Cara!

DONNA SOFIA

Felice sera, signora Giulia!

GIULIA

State comoda, donna Sofia. Non interrompete la lettura del vostro
giornale.

DONNA SOFIA

Grazie! _(Per condiscendenza si rimette a leggere.)_

GIULIA

_(alla signora Mirelli:)_ E restate seduta anche voi, piccina mia.

LA SIGNORA MIRELLI

Ma no. Avevo finito.

ADALGISA

_(avanzandosi gaiamente)_ Voi mi direte che vi ho già baciate le mani
venti volte da stamattina, ma i baci dati... sono sempre perduti! Io ve
le voglio ribaciare. _(Le piglia le mani quasi a forza e glie le
bacia.)_

GIULIA

Eccola qua la rosa d'ogni tempo!

ADALGISA

_(indicando la Mirelli con affettuoso rancore)_ Ma a voi piacciono di
più i salici piangenti.

GIULIA

_(carezzando i capelli della signora Mirelli)_ Poverina! Non si distacca
mai dal suo dolore questa piccola silenziosa.

ADALGISA

Come farete quando sarà andata via la vostra prediletta? Sembra che per
respirare abbiate bisogno del suo respiro.

GIULIA

_(celiando)_ Gelosa!

ADALGISA

_(con enfasi sinceramente malinconica)_ «Amore e gelosia m'hanno il cor
tolto!...» _(Poi, di nuovo in tono allegro e chiassone)_ Addio, addio!
Per questa sera vi lascio tutta a lei. _(Tornando di corsa al
finestrone, dà una strappata al giornale che donna Sofia ha in mano,
sicchè questo casca a terra.)_

DONNA SOFIA

Siete stata battezzata col pepe, voi! _(Raccoglie pazientemente il
giornale.)_

LA SIGNORA MIRELLI

Mi credete, signora Giulia, se vi dico che avrei preferito di continuare
ad essere poverella per rimanere con voi?

GIULIA

Io vi credo.

LA SIGNORA MIRELLI

E mi terreste come vostra segretaria, come vostra collaboratrice? Con
quel po' di quattrini che liquido, potrei contribuire a mantenere questa
casa di consolazione.

GIULIA

No, creatura mia buona. No! _(Sovraeccitandosi dolorosamente)_ Io sola
devo mantenerla, perchè soltanto a me è veramente necessaria. Io sola
devo alimentarla. Io sola, io sola devo amarla più di ogni altra cosa al
mondo, perchè a me null'altro è concesso!

LA MARCHESA

_(ritornando con fra le mani un merletto)_ Finalmente ho trovato.... Oh!
la signora nostra è qui.

GIULIA

Un merletto?!...

LA MARCHESA

Un regaluccio per la signora Mirelli. Come un nastrino da mettere al
collo della colombella che sta per prendere il volo. _(Lo porge alla
Mirelli.)_

LA SIGNORA MIRELLI

_(prendendolo)_ Che ho da dirvi? Vi sono grata.

LA MARCHESA

_(a Giulia)_ Io le ho augurato di potersene adornare un abito da festa.

GIULIA

_(con meraviglia e curiosità, alla Mirelli)_ Un abito da festa, voi?!

LA SIGNORA MIRELLI

_(con un sorriso gentile, si stringe nelle spalle e posa il merletto sul
tavolino.)_

ADALGISA

_(in tono d'allarme scherzoso)_ Signora Giulia, vi denunzio Faustina!
Profitta della penombra per discorrere in istrada con un uomo! E poi
finge di essere stata sempre... astemia.

GIULIA

Poveretta! Starà a fare quattro chiacchiere con Don Lorenzo il
farmacista.

ADALGISA

Nossignora! Don Lorenzo ha tanto di pancia, e quell'ometto lì non ne ha
punto. Zitte! Zitte!... L'ometto resta davanti alla portineria, e
Faustina viene su. E come corre! Si arrampica per le scale coi piedi e
con le mani.

GIULIA

_(con un'espressione di meraviglia e di fastidio)_ Chi può essere a
quest'ora?!


SCENA III.

FAUSTINA, GIULIA _e_ LE ALTRE.


FAUSTINA

_(dalla scala, con la sua voce pettegola)_ Gesù! Gesù! Se quello non è
uscito da un manicomio, io voglio perdere un occhio! _(Entra tutta
scalmanata.)_

GIULIA

Che c'è, Faustina? Che c'è?

FAUSTINA

Un pazzo, signora mia! Un vero pazzo!

GIULIA

Ma che dici?!

_(TUTTE circondano Faustina per ascoltarla.)_

FAUSTINA

Ero a prendere una boccata d'aria fuori del cortiletto, perchè, dentro,
quest'afa di caldo non mi faceva respirare, quando un giovane ben
vestito, a una certa distanza, si è messo a gironzarmi intorno. La
strada era solitaria, la notte calava, ed io cominciavo ad aver paura.

GIULIA

_(ansiosissima)_ Ebbene?

FAUSTINA

Figuratevi l'impressione mia nel momento in cui quell'individuo mi si è
avvicinato. Aveva gli occhi che parevano di fuoco e la faccia che anche
all'oscuro si vedeva ch'era più bianca della carta. «Ohe, chi volete?» --
gli ho domandato sùbito, scansandolo. E lui, con la voce che gli tremava
nella gola, ha balbettato: «Si può vedere la signora Artunni?» «Sono più
delle otto -- gli ho risposto io, pronta a non dargli quartiere -- : è
difficile che la Direttrice vi riceva. Essa può farlo quando vuole,
s'intende; ma io le conosco le sue abitudini. Qui, le ore del parlatorio
sono da mezzogiorno alle due, e anche lei, per dare il buon esempio,
soltanto in queste ore riceve».

GIULIA

_(profondamente turbata)_ E lui?!...

FAUSTINA

Signora mia, io non ci ho capito niente. Prima si è appoggiato al muro
come se avesse avuto un colpo di mazza in capo; e poi, appena che ha
preso fiato, un poco a pregarmi che corressi da voi, un poco a
scongiurarmi per non farmici venire, e tanto si torceva, tanto smaniava
e così pieni di lagrime aveva gli occhi, che, credetemi sulla parola,
_(commossa)_ per la prima volta da che campo... un uomo mi ha fatto
pietà!

GIULIA

_(mal celando l'angoscia e l'impazienza)_ Ma il suo nome non glie lo hai
domandato?

FAUSTINA

Si chiama Sarnieri... Varnieri.... Poco o niente me l'ha fatto sentire.
Ma insomma somiglia al casato di quella signora che viene a trovarvi
qualche volta.

GIULIA

_(impallidendo, trema dentro, e rivolgendosi alle donne cerca di dire
qualche cosa per mostrarsi disinvolta.)_ Deve essere il dottor Luciano
Marnieri: un discepolo di mio marito. Egli è figlio precisamente... di
quella signora con cui sono in rapporti d'amicizia....

ADALGISA

Quella signora coi capelli grigi, che ha un'aria così buona?

GIULIA

Sì.... Che suo figlio, tornando a Napoli dopo cinque anni d'assenza,
abbia avuto il pensiero di farmi una visita, me lo spiego perfettamente.
Quello che non mi spiego è questo suo contegno.... Del resto, tu,
Faustina,... gli confermerai, con cortesia, la risposta che già gli hai
data.

FAUSTINA

_(resta incerta, interrogandola con gli sguardi un po' pietosi come per
ottenere un ordine diverso.)_

GIULIA

_(un po' duramente)_ Va, Faustina.

FAUSTINA

Vado. _(Esce.)_


SCENA IV.

GIULIA, SUORA ELISABETTA, LA SIGNORA MIRELLI, DONNA SOFIA, LA MARCHESA,
ADALGISA.


GIULIA

_(riafferrandosi, con vivacità eccessiva, alle occupazioni
dell'ospizio)_ Ma, a proposito!... Faustina ha detto che sono più delle
otto, e suora Elisabetta non ha ancora portato il brodo alla Ferrucci?!
Glie l'ho avvertito sin da oggi.

ADALGISA

Volete che scenda un po' in cucina?

GIULIA

No, no: la suora se l'avrebbe a male. _(Andando verso la scala,
chiama:)_ Suora Elisabetta! Suora Elisabetta!...

LA VOCE DI SUORA ELISABETTA

Vengo, signora Giulia. Io so perchè mi chiamate. Preparavo appunto per
la Ferrucci.

GIULIA

Sì, per questo vi chiamavo. Vi ringrazio.

_(Le quattro donne secondano la sua animazione, ma, impressionate,
affettuosamente la osservano.)_

LA MARCHESA

Le date del brodo alla vostra ammalata?

DONNA SOFIA

Vuol dire che sta meglio.

GIULIA

Un miglioramento prodigioso! Un miglioramento che rasenta il miracolo!
_(Esaltandosi)_ Ah, io ne sono così lieta!... Ne sono così felice!
_(Nello sforzo della finzione, la vista per un istante le si confonde,
il suo volto si copre d'un pallore spettrale.)_

ADALGISA

Signora Giulia!...

LA SIGNORA MIRELLI

Che avete?!...

_(ADALGISA e LA SIGNORA MIRELLI vanno a lei come per sorreggerla, l'una
a destra, l'altra a sinistra.)_

GIULIA

_(fra le due donne, vincendosi)_ Niente.

DONNA SOFIA

Siete diventata livida, benedetta!

GIULIA

_(seguendo l'impulso di giustificarsi)_ Forse, un po' l'emozione di poco
fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio,
mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di
dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che
sto benissimo....

SUORA ELISABETTA

_(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran
tazza fumicante)_ Ecco, signora Giulia.

GIULIA

Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. _(Alle
quattro donne:)_ Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete
ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare
in pensiero per me. _(Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle
donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa
esagera la dissimulazione.)_ Ma perchè, ma perchè quelle facce
smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre!
_(Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa,
annunzia:)_ Signora Ferrucci, la cena è servita! _(Esce.)_

SUORA ELISABETTA

_(la segue.)_


SCENA V.

DONNA SOFIA, ADALGISA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA.


_(Le quattro donne restano impensierite, perplesse, in silenzio.)_

LA SIGNORA MIRELLI

_(è più pensosa delle altre, afflitta, riconcentrata, immobile, presso
il tavolino. ADALGISA in un canto, con gli occhi quasi lagrimosi,
nervosamente tortura un nastro che ha al collo.)_

DONNA SOFIA

_(chiamando a sè in disparte la Marchesa, le dice sottovoce, con
precauzione:)_ Sentite, marchesa. Il nome di quel giovane, io l'ho letto
nel giornale di ieri.

LA MARCHESA

_(ugualmente sottovoce)_ Di che si parlava?

DONNA SOFIA

Si parlava... che so?... dell'Africa.... Si parlava d'un viaggio
pericoloso... e poi del deserto,... della scienza....

LA MARCHESA

Ebbene?

DONNA SOFIA

Che ve ne pare? Devo dirglielo alla direttrice?

LA MARCHESA

Dov'è il vostro giornale di ieri?

DONNA SOFIA

Se lo prese proprio lei.

LA MARCHESA

_(con un piccolo sorriso significativo, quasi maligno)_ E allora... non
vi date pena. _(Allontanandosi)_ La buona notte a tutte.

DONNA SOFIA

_(restando lì ad arzigogolare)_ Altrettanto a voi, marchesa.

ADALGISA

_(badandole poco)_ Buona notte.

LA SIGNORA MIRELLI

_(assorta, non risponde.)_

LA MARCHESA

_(un po' impermalita)_ A domattina, non è vero, signora Mirelli?

LA SIGNORA MIRELLI

_(scotendosi)_ Sì, marchesa. Ci diremo addio domattina.

LA MARCHESA

_(si ritira nella sua stanza.)_

      _(Ancora silenzio.)_

DONNA SOFIA

_(trascinandosi dietro, lentamente, la sua sedia, borbotta tra sè:)_
Serata nera! Meglio non salutare. _(Sparisce nel corridoio.)_

ADALGISA

_(si accosta alla Mirelli, e, molto commossa, le dice pianamente:)_ Non
era vero che si sentisse bene. Aspettatela qui, voi. Le farete piacere.

LA SIGNORA MIRELLI

_(con mesta dolcezza)_ Grazie, Adalgisa. Ci pensavo anch'io.

      _(Si stringono la mano.)_

ADALGISA

_(s'inoltra nel corridoio, e via.)_


SCENA VI.

LA SIGNORA MIRELLI, GIULIA.


LA SIGNORA MIRELLI

_(rimasta sola, per indugiare, rimette ad una ad una le strisce ricamate
nella scatola.)_

GIULIA

_(entrando e vedendola, corre a lei ansiosamente come ad un rifugio.)_
Sapevo di ritrovarvi!

LA SIGNORA MIRELLI

E io sapevo che mi avreste voluta.

GIULIA

Sì, statemi vicina, statemi vicina. In quest'ultima sera, non mi
abbandonate.

LA SIGNORA MIRELLI

Lo vedo che avete dei tormenti.

GIULIA

Ma non è già per parlarvi dei miei tormenti che io ricorro a voi,
piccina mia. Quello che io desidero, invece, è che voi parliate a me.
Mettetemi a parte dei vostri progetti. Ditemi tante cose. Che farete,
che farete della vostra vita, voi che siete tanto bella e tanto giovane?

LA SIGNORA MIRELLI

E l'ignorate voi, forse? Cercherò altrove la pace che voi cercate qui.

GIULIA

Per me, è tutt'altro. Io ho qui dei doveri che voi non avete.

LA SIGNORA MIRELLI

Ve li siete creati voi stessa per trarne un conforto. Io tenterò
d'imitarvi in quello che posso. Farò un po' di bene, e vivrò appartata,
solitaria, tranquilla....

GIULIA

_(con nella voce una lentezza intensa)_ Senza felicità?... Senza
gioia?...

LA SIGNORA MIRELLI

Io credo che ciò diventerà per me una gioia.

GIULIA

La gioia della rassegnazione, la gioia dell'eroismo arido e immobile,
che vi darà la misura della vostra resistenza; ma è poi questa la gioia
che la vostra giovinezza chiederà gridando nella solitudine? No, no,
Gilberta. Non lo fate! Non lo fate! Lasciate che liberamente la vostra
giovinezza scelga la sua strada; lasciatela correre, lasciatela correre
con l'unica guida del vostro istinto, sin dove vorrà, sin dove potrà!

LA SIGNORA MIRELLI

Ma appunto il mio istinto non mi consentirebbe di distaccarmi dai miei
ricordi. Non c'è nulla che mi costringa.

GIULIA

Nemmeno una promessa fatta a lui?

LA SIGNORA MIRELLI

No.

GIULIA

Nemmeno un suo desiderio segreto?

LA SIGNORA MIRELLI

No! No! Egli anzi mi esortava a non illudermi sull'eternità del dolore.
Mi esortava a disporre sinceramente del mio avvenire. Ma le sue parole
generose, che ho ancora qui nell'orecchio, non potranno mai distogliermi
dalle esigenze del mio cuore.

GIULIA

_(quasi timidamente, quasi mortificata)_ E allora... ciò che vi ho detto
vi sarà sembrato odioso.

LA SIGNORA MIRELLI

Come potete supporlo?! Voi mi avete detto, in fondo, le stesse cose che
egli mi diceva; ma, intanto, avete già fatto quello che farò io.

GIULIA

_(abbassa un istante gli sguardi, ma tosto li rialza, ravvivandosi
febbrilmente)_ Sì, senza dubbio, io ho già fatto quello che voi farete,
e continuerò a farlo; ma io vi chiedo, Gilberta, che non cessiate mai
mai di essermi più che sorella.

LA SIGNORA MIRELLI

Questo s'intende!

GIULIA

Mi scriverete spesso, non è vero?

LA SIGNORA MIRELLI

Spessissimo.

GIULIA

Io voglio che mi scriviate delle lunghe lettere, delle lunghe lettere, e
voglio leggere in esse tutto ciò che accade in voi giorno per giorno.
Anche da lontano, qualunque sia la lontananza, voglio l'assistenza della
vostra anima semplice e sicura di sè. Io voglio, giorno per giorno,
sapere, come se io stessi dentro di voi, ciò che pensate, ciò che
sentite, ciò che amate: ciò che amate, soprattutto, e in che modo sapete
amare.

LA SIGNORA MIRELLI

_(con profonda tenerezza)_ Ve lo prometto, signora Giulia. Io vi
scriverò minutamente come sarà fatta la mia vita; e d'ogni moto del mio
cuore, d'ogni più piccolo e d'ogni più grande avvenimento della mia
piccola esistenza cercherò di rendervi conto. Va bene così?

GIULIA

_(con uno scatto di scoraggiamento)_ Ah, se ciò bastasse a proteggermi,
Gilberta!

LA SIGNORA MIRELLI

Ma da quali pericoli siete minacciata? E poi, come potrei difendervene
io, che valgo tanto meno di voi?

GIULIA

Sono i pericoli che voi non conoscete e non conoscerete mai, creatura
mia. Ma non per questo dovete credere di non potermene difendere.
Proteggetemi, proteggetemi col pensiero, proteggetemi con la preghiera,
se avete fede in Dio: proteggetemi offrendomi sempre l'esempio di voi. I
vostri occhi sono così limpidi! La vostra fronte è così serena!...
Abbracciatemi forte,... tenetemi stretta fra le vostre braccia....
Datemelo davvero il vostro respiro!

LA SIGNORA MIRELLI

_(compresa da una grande commozione, la tiene strettamente abbracciata,
e, un po' smarrita, la contempla.)_

GIULIA

_(con la testa piegata sulla spalla di lei, piange.)_


SCENA VII.

GIULIA, LA SIGNORA MIRELLI, SUORA ELISABETTA.


SUORA ELISABETTA

_(viene dalla camera della Ferrucci.)_

GIULIA

_(come la porta si apre, drizza il capo ricomponendosi d'un sùbito.)_

SUORA ELISABETTA

Signora Mirelli, perdonate se vi disturbo. La signora Ferrucci, avendo
saputo che partite domani di buon mattino, ha espresso il desiderio di
stare con voi qualche minuto prima che suoni l'ora del riposo.

GIULIA

Andateci, Gilberta.

SUORA ELISABETTA

Devo smorzare, signora Giulia?

GIULIA

_(dissimulando il bisogno di attardarsi)_ No.... Smorzo io.

SUORA ELISABETTA

Devo chiudere il finestrone?

GIULIA

_(cercando un pretesto per non farlo chiudere)_... L'aria è così calda
stasera.... Meglio lasciarlo aperto.

SUORA ELISABETTA

Santa notte.

GIULIA

Buon sonno, suora.

SUORA ELISABETTA

_(con passo lieve ed affrettato, infila la scala.)_

GIULIA

_(alla Mirelli:)_ Domani, all'alba, sarò levata, e ci rivedremo.

LA SIGNORA MIRELLI

Sì, a domani.

GIULIA

A domani.

LA SIGNORA MIRELLI

_(va nella camera della Ferrucci, e chiude l'uscio.)_

GIULIA

_(inquieta, palpitando, come attirata da una forza magnetica,
lentissimamente si accosta al parapetto del finestrone. -- Appena sporta
la testa, in un violento sussulto, esclama:)_ La signora Marnieri!
_(Poi, in preda a una confusa concitazione:)_ Perchè viene?!... Perchè
viene?!... Che cosa accade?!...


SCENA VIII.

GIULIA, LA SIGNORA MARNIERI


LA SIGNORA MARNIERI

_(giungendo trafelata e angosciosamente vibrante)_ Devo parlarvi di
urgenza. Non ho potuto fare a meno di forzare la consegna. Devo parlarvi
d'urgenza!

GIULIA

Dio mio!

LA SIGNORA MARNIERI

Luciano è andato ad imbarcarsi sul piroscafo che parte questa sera per
l'Africa. Sono io che l'ho spinto a chiedere di voi prima che si fosse
recato a bordo. M'illudevo, m'illudevo ancora!... Ma voi non avete
voluto riceverlo, e ogni mia illusione è svanita. Al più tardi fra
un'ora, il piroscafo si distaccherà dallo sbarcatoio, e lo porterà via
per sempre!

GIULIA

Per sempre no!

LA SIGNORA MARNIERI

Sì, per sempre! per sempre!

GIULIA

_(indagando con trepidazione intensa)_ Io ho letto nei giornali che egli
si sarebbe unito ad alcuni scienziati che vanno in missione laggiù. Per
quanto audace quello che si propongono, non mi pare, non credo che sia
la perdizione.

LA SIGNORA MARNIERI

Per lui, sì. Ne ho la sicurezza.

GIULIA

Ma non aveva chiesto il vostro consiglio?... Non vi aveva scritto nulla?

LA SIGNORA MARNIERI

Nulla! Nulla! Me lo son visto giungere ieri l'altro da Milano,
all'impensata; e quando ho appreso il suo proposito mi sono
inginocchiata dinanzi a lui, piangendo tutte le mie lagrime per ottenere
ch'egli desistesse. Non è stato possibile. Io piangevo, piangevo, e i
suoi occhi erano asciutti, la sua voce aveva un suono freddo di volontà
irremovibile, e per sua madre nemmeno un segno di compassione.

GIULIA

Se non si è commosso, significa appunto che non dubita di rivedervi.

LA SIGNORA MARNIERI

No, non significa questo! Da ieri l'altro sino ad un'ora fa, io ho
centuplicato la mia anima per sorvegliare quella di mio figlio; e della
sua povera anima moribonda, oggi, io so anche più di quanto egli non
sappia. Del resto, tutti gli indizi da me raccolti hanno avuto una
conferma nella raccomandazione che egli ha fatta stamane al suo amico
Manlio. Ero nascosta, appiattata, e, con le mie orecchie, l'ho udita
come una condanna! «Se non tornassi, ti raccomando di far capire a mia
madre che per me la morte sarà stata finalmente una liberazione».
Dunque, non c'è più dubbio! Egli la va a cercare laggiù, e questa
partenza non è che il principio d'un suicidio, che egli dissimula forse
perfino a sè stesso! Voi dovete aiutarmi a salvarlo.

GIULIA

_(tramortita, col fiato sospeso)_ E... che potrei fare io?

LA SIGNORA MARNIERI

Ah, signora Giulia! _(Affannosamente incalzando)_ Dal giorno in cui per
la prima volta osai bussare alla vostra porta, di tanto in tanto ci sono
tornata, paurosa, come avrebbe fatto lui se non avesse avuto l'eroismo
di fuggirvi. Di lui, paurosamente, vi ho intrattenuta quando ho avuto
l'impressione d'essere stata accolta volentieri. Come avrebbe fatto lui,
ho aspettato, ho aspettato pazientemente un vostro sorriso di benignità.
Tutto questo voi lo avete inteso; e oramai sapete che nella mia voce
parla il più grande amore che sia stato mai sentito da un uomo; e
sapete, come lo so io, che mio figlio, se non sarà trattenuto da voi,
correrà disperatamente alla morte!...

GIULIA

_(spasimando nel dibattito terribile)_ Sì, trattenerlo!...
trattenerlo!... Ma poi?!...

LA SIGNORA MARNIERI

Voi potrete, col tempo, rinnovare la vostra esistenza....

GIULIA

_(mettendosi le mani aperte davanti agli occhi come per non vedere
qualche cosa che la spaventa)_ No!...

LA SIGNORA MARNIERI

Voi potrete trovare nella sua gratitudine tutto un tesoro di tenerezze
che non avete mai conosciute....

GIULIA

Tacete, ve ne supplico! Non capite quello che io soffro? Non vi
accorgete che l'energia con cui vi ho respinta sinora sta per
abbandonarmi?

LA SIGNORA MARNIERI

_(irradiandosi di meraviglia e di speranza)_ Vergine mia cara, sarebbe
possibile?!

GIULIA

_(in un veemente impeto come d'imprecazione)_ Attraverso sua madre
questo innamorato lontano diventa inesorabile!... _(Poi si lascia cadere
sopra una sedia.)_ Sono quattro anni che mi costringete a intuire le
lotte, la costanza, il supplizio di vostro figlio; sono quattro anni che
nella mia sepoltura mi scotete per trascinarmi alla speranza che io
possa risuscitare, e non avete il sospetto della vostra crudeltà!

LA SIGNORA MARNIERI

Senza questa crudeltà, non sarei riuscita ad avvicinarvi un poco a
lui....

GIULIA

_(con voce soffocata, ma aspra, violenta, sibilante di angoscia)_ Voi
v'ingannate, signora Marnieri! Ciò che avete fatto voi non è che il
compimento dell'opera cominciata dallo stesso uomo che mi proibì di
amare, dallo stesso uomo che morì fra le mie braccia come in un rogo,
con le carni bruciate dalla gelosia. E questa, questa è stata la mia
crucifissione! Voi avete compiuta l'opera spietata, sì, ma fu lui che mi
rivelò l'adorazione di vostro figlio, fu lui che me ne fece tremare come
d'una fatalità orrenda, fu lui, fu lui che ne inchiodò il nome nella
vita mia! _(Breve pausa. Indi, ripiglia con accento fioco:)_ E presso a
spirare, ancora di vostro figlio volle parlarmi. Biascicava le parole
con le labbra bianche, ma il nome temuto lo pronunziò intero e preciso,
e nel pronunziarlo spalancò le pupille spaventosamente e strinse come in
una tanaglia arroventata nelle sue mani le mie. Poi... a un tratto... le
lasciò cadere.... Tacque, e pianse morendo. _(Sulle guance di lei
scendono le lagrime del dolore antico e delle novelle torture.)_ _(Un
silenzio.)_ Ora, mi potete comprendere. Nessun giuramento mi rimorde,
perchè io non giurai.... Dio m'è testimone che rifiutai di giurare! Ma,
tuttavia, quel povero geloso, dopo aver creato egli stesso il destino
del mio cuore, quanto più tempo passa tanto più tenacemente mi tiene
incatenata!

LA SIGNORA MARNIERI

_(urgente, febbrile, compresa dal timore che ella le sfugga)_ No,
Giulia! La necessità suprema di fare un bene che solamente a voi è
concesso di fare non vi permetterà l'abnegazione eterna che vi siete
imposta.

GIULIA

Sono perduta! Sono incatenata!

LA SIGNORA MARNIERI

Le spezzerò io le vostre catene per la salvezza di mio figlio! Voi
verrete con me!... Voi mi seguirete coraggiosamente come per un dovere
di carità cristiana. Basterà ch'io vi mostri a lui affinchè egli risenta
in un istante solo il bisogno di vivere!

GIULIA

Come mi sapete vincere!...

LA SIGNORA MARNIERI

E voi come sapete ancora resistermi!...

GIULIA

_(con gli occhi spenti, senza fiato, abbandonandosi)_ Non è vero,... non
è vero,... perchè io ci verrò!

LA SIGNORA MARNIERI

_(in una esultanza umile, rivolgendo al cielo lo sguardo luminoso di
trionfo e di riconoscenza)_ Dio, ti ringrazio!

GIULIA

_(accesa da un coraggio istantaneo e quasi temendo di perderlo, si leva
agitatissima)_ Andiamo.... Andiamo.... Andiamo....

LA SIGNORA MARNIERI

Si, andiamo finalmente!

GIULIA

_(pervasa, suggestionata dall'atmosfera che la circonda, parlando senza
voce, col respiro mosso e con celerità vertiginosa)_ Ma per carità, che
qui non si sospetti di nulla! Precedetemi di qualche minuto.... Io,
intanto, prendo il mio scialle e, uscendo sola, mi sarà più facile
evitare d'essere veduta dalle mie amiche....

LA SIGNORA MARNIERI

Il tempo stringe, Giulia!

GIULIA

D'altronde, è anche necessario che egli oda dalla vostra bocca, prima
che io giunga, quello che non potrei dirgli io stessa....

LA SIGNORA MARNIERI

A ben presto, dunque!

GIULIA

A ben presto.

LA SIGNORA MARNIERI

_(velocemente esce.)_


SCENA ULTIMA.

GIULIA, LA SIGNORA MIRELLI.


GIULIA

_(appena uscita la signora Marnieri, tremando dal capo ai piedi come se
si preparasse a compiere un delitto e sentendo l'urgenza di sottrarsi a
quel chiarore, col volto terreo, contratto e con gli occhi fissi alla
lampada che pende dal soffitto, rapidamente volta la chiavetta della
luce elettrica, e si precipita nella stanza sulla cui porta è scritto:
«Direzione».)_

_(Il camerone resta nel buio. Soltanto, dall'ampia finestra, uno scialbo
riverbero del cielo stellato, attraverso la caligine dell'afa estiva,
segna una striscia pallida sul pavimento.)_

LA SIGNORA MIRELLI

_(aprendo l'uscio, risponde con gentilezza vivace ad un ultimo saluto
della Ferrucci:)_ No! La parola «addio» non ve la dico. È una brutta
parola. Non ve la dico. _(Richiude l'uscio. Si accosta al tavolino.
Prende il merletto della Marchesa e la scatola dei ricami e, lieve,
lenta, tranquilla, s'inoltra nell'oscurità del corridoio.)_

GIULIA

_(tornando sùbito, con addosso e un po' sulla testa un leggero
scialletto, scorge alle spalle la signora Mirelli e si arresta.
Acquattata, con gli sguardi diritti su quell'ombra che s'inoltra
nell'ombra, aspetta che sparisca. Quando non la vede più, si dirige
verso la scala. Ma nel mezzo della camera si ferma di botto.
Rabbrividisce. Ha in tutti i suoi sensi l'impressione che un ostacolo le
impedisca di andare oltre. Nello sforzo e nel terrore mormora:)_ Non
posso! _(Con le braccia protese in avanti, le mani aperte, ritenta.
Retrocede.)_ Non posso!... _(Si sente soffocare. Vacilla. Cade
ginocchioni. E, convulsamente, disperatamente, si abbatte con la faccia
a terra, scoppiando in singhiozzi e facendo urlare la sua anima
soccombente:)_ Non posso!... Non posso!... Non posso!...


      _(Sipario.)_


      FINE DEL DRAMMA.




OPERE DI ROBERTO BRACCO

PUBBLICATE DALLA CASA EDITRICE REMO SANDRON

TEATRO

_(Raccolta completa di tutta la produzione teatrale)_


VOLUME I.

  NON FARE AD ALTRI. -- Commedia in un atto.
  LUI, LEI, LUI. -- Commedia in un atto.
  DOPO IL VEGLIONE, O VICEVERSA. -- Scenette.
  UN'AVVENTURA DI VIAGGIO. -- Commedia in un atto.
  LE DISILLUSE. -- Fiaba in un atto.
  UNA DONNA. -- Dramma in quattro atti.

in-16, pagg. VIII-348 -- L. 3,50.

VOLUME II.

  MASCHERE. -- Dramma in un atto.
  INFEDELE. -- Commedia in tre atti.
  IL TRIONFO. -- Dramma in quattro atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 364 -- L. 4.

VOLUME III.

  DON PIETRO CARUSO. -- Dramma in un atto.
  LA FINE DELL'AMORE. -- Satira in quattro atti.
  FIORI D'ARANCIO. -- Idillio in un atto.
  TRAGEDIE DELL'ANIMA. -- Dramma in tre atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 382 -- L. 4.

VOLUME IV.

  IL DIRITTO DI VIVERE. -- Dramma in tre atti.
  UNO DEGLI ONESTI. -- Commedia in un atto.
  SPERDUTI NEL BUIO. -- Dramma in tre atti.

_3ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 370 -- L. 4.

VOLUME V.

  MATERNITÀ. -- Dramma in quattro atti.
  IL FRUTTO ACERBO. -- Commedia in tre atti.

_2ª edizione riveduta._

Un volume in-16, pagg. 336 -- L. 3.

VOLUME VI.

  LA PICCOLA FONTE. -- Dramma in quattro atti.
  FOTOGRAFIA SENZA.... -- Scherzetto.
  NOTTE DI NEVE. -- Dramma in un atto.
  LA CHIACCHIERINA. -- Monologo.

Un volume in-16, pagg. 282 -- L. 4.

VOLUME VII.

  I FANTASMI. -- Dramma in quattro atti.
  NELLINA. -- Dramma in tre atti.

Un volume in-16, pagg. 308 -- L. 4.


IL PICCOLO SANTO

DRAMMA IN CINQUE ATTI

_Un vol. in-16, pagg. 304, in edizione speciale_ -- L. 3,50.


SMORFIE GAIE

(Seconda Edizione)

  FALSA PARTENZA
  SUL MARCIAPIEDE
  UN COLPO DI RIVOLTELLA
  IL PRIMO CONVEGNO
  AMORE BENDATO
  CONFESSORE IN IMBARAZZO
  POLITICA INTERNA
  UN «MODUS VIVENDI»
  UN PESSIMO AFFARE
  TELEFONO NAPOLI-ROMA
  INTERMEZZO: IL GIGANTE
  STASERA: UGONOTTI
  IL SUCCESSORE
  L'IDEALE DELLE FANCIULLE
  UNA TAZZA DI TÈ
  TUTTE E DUE
  CINQUE MINUTI DI FERMATA
  L'ORLO DEL BICCHIERE
  IN FUMO
  UN BACIO AL BUIO
  UNA MANO LAVA L'ALTRA
  LA PRINCIPESSA

Un elegante volume in-16, di pagg. 304

L. 3,50.


SMORFIE TRISTI

(Seconda Edizione)

  LA CANZONETTA DELL'ALBA
  UN MURO
  LA PICCOLA LADRA
  LA SARTA DELLA SIGNORA «ZULIA»
  IL SORTEGGIO
  IL NEONATO
  NELLA NEBBIA
  LA RIVALE
  NELL'OMBRA
  LA PRIMA FINZIONE
  IL FIDANZATO
  PICKMANN
  IL NOTTAMBULO
  LEIT-MOTIV
  «IN MANUS TUAS»
  IL TESTIMONE
  TRAMONTO
  L'ARTICOLO OTTAVO
  IL MOSTRO
  L'ULTIMA LEZIONE
  LA LOTTA

Un elegante volume in-16, di pagg. 328

L. 3,50.


SCRITTI VARII -- VOL. I.

VECCHI VERSETTI

CON PREFAZIONE DELL'AUTORE NOTE DELL'EDITORE E GLOSSARIO

_Un volume in-16, di pagg. 180_ -- L. 3.




      *      *      *      *      *      *




Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.



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